Sunday Random (ovvero di cyborg, androidi e ginoidi)

«Ti va di andare alla Ghost in the Shell Night
«Alla cheee?»
«Alla Ghost in the Shell Night
«È come quell’altra roba che mi avevi portato a vedere?»
«Quella “roba” era Neon Genesis Evangelion e si dà il caso che sia il più grande anime di sempre.»
«La più grande palla di sempre, vorrai dire.»
«Farò finta di non aver sentito.»
«No, scusa, tu quattro ore a base di adolescenti che pilotano mech giganti e che nonostante ciò si fanno le seghe mentali su quanto dimmerda sia la loro vita come le definisci?»
«Arte? Apice del genere? Fottutissimo capolavoro dell’animazione?»
«BEEEP! Sbagliato. Si chiama rottura di coglioni.»
«Vabbé, devo interpretarlo come un no, allora?»
«Dipende. Di cosa parla questo Ghost vattelapesca
«Beh, è la storia di una squadra speciale antiterrorismo del giappone del futuro chiamata Sezione 9 e formata esclusivamente da cyborg, il cui obiettivo è combattere principalmente cyberterroristi e reati informatici.»
«Ok, vai avanti.»
«La storia, quantomeno quella del primo film, segue le vicende di Matoko Kusanagi, membro della Sezione 9, il cui corpo è interamente robotico, fatta eccezione per il cervello, il che la porta a interrogarsi quanto di umano sia ancora rima…»
«Occazzo, ecco che partono i pipponi pseudofilosofici.»
«Non sono “pipponi pseudofilosofici”!»
«Certo che lo sono, invece. Mi spiace, ma dovrai impegnarti di più per convincermi ad andarlo a vedere.»
«Scene d’azione splatterose a base di robot e androidi?»
«Che come minimo occuperanno sì e no dieci minuti nell’economia generale del film.»
«Animazione d’avanguardia?»
«Traduzione: inutili inquadrature da mezz’ora su di una pozzanghera con musica new age in sottofondo.»
«Trama che ha ispirato i fratelli Wachowski per The Matrix
«Ergo, non si capirà una minchia dal primo all’ultimo minuto.»
«…»
«…»
«Ci sono un sacco di tette.»
«Venduto.»

Ghost in the Shell 2.0

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Come facilmente intuibile, martedì sono andato alla Ghost in the Shell Night in compagnia della mia amica B (che per la cronaca non ha nulla a che vedere con il dialogo sopra riportato). In verità il film in sè (anzi i film) era solo una delle ragioni per farmi 50 e passa chilometri e raggiungere la sala a me più vicina. L’altra era la possibilità di strafogarsi di carne all’Old Wild West dell’UCI Bicocca della cara vecchia Mediolanum, il tutto al grido di “in culo al colesterolo”.

Terminato il rito pre proiezione, B ed io raggiungiamo la sala, sperando che i 20 minuti extra passati tra cosce di pollo e tacos non ci abbiano causato la perdita della scena iniziale. Preoccupazione inutile, ovviamente, visto che, come da tradizione UCI, la proiezione è iniziata quasi un’ora dopo l’orario indicato sul biglietto, roba da far smadonnare anche Ghandi al diciannovesimo trailer di film di cui non te importa una beneamata sega. Unica eccezione, il nuovo trailer di Godzilla, che tuttavia ha drasticamente calato l’hype provocatomi qualche settimana addietro dal teaser.

Va detto, ahimé, che rispetto all’Evangelion Night la sala a questo giro era pressoché vuota. Davvero, saremo stati sì e no una trentina di spettatori a voler essere di manica larga. Triste, ma anche comprensibile essendo Ghost in the Shell una serie dal minore impatto mediatico.

Sono lì che conto i presenti, che nel frattempo parte l’anteprima di Ghost in the Shell: Arise, prequel della serie ormai prossimo all’uscita. Non ci girerò intorno: Arise sembra essere nammerda galattica. Brutto il nuovo character design, brutta l’animazione di livello più televisivo che cinematografico, bruttissima la scena d’azione iniziale. Insomma, Arise ha tutte le carte in regola per essere la classica operazione commerciale priva d’anima. Spero vivamente di sbagliarmi.

A proposito di operazioni commerciali, non è che Ghost in the Shell 2.0 sia molto diverso, e qui apro una parentesi.

Ammetto di non aver mai amato le serie “ibride”, formate cioé da grafica 2D unita al 3D. Per quanto mi sforzi, proprio non riesco a farmi piacere lo stacco tra queste due tecniche. Non mancano le eccezioni, certo. Il primo anime di cui abbia apprezzato gli elementi 3D è stato ad esempio Last Exile, ma lì il 3D era limitato quasi esclusivamente ai soli mezzi aerei, il che creava comunque un certo senso di continuità negli episodi, limitando l’effetto straniante.

Discorso diverso con Ghost in the Shell 2.0. Qui il 3D è andato letteralmente a sostituire alcune scene precedentemente realizzate in 2D, il tutto senza una ragione precisa. Ad esempio, qual è il senso di trasformare da 2D a 3D la scena iniziale con Motoko che si lancia nel vuoto nuda, con tutti gli altri personaggi della scena che invece sono rimasti rigorosamente in 2D? No, davvero, spiegatemelo, perché a me sfugge.

Per il resto questa versione 2.0 rimane in tutto e per tutto come l’originale: uno dei più grandi capolavori della fantascienza moderna. Un anime che, pur non incedendo troppo sui personaggi secondari (forse unico neo della versione cinematografica rispetto al manga e alla serie TV), regala una visione d’insieme su di un futuro tanto affascinante quanto inquietante.

Insomma, il consiglio è semplice: se siete interessati a vedere per la prima volta Ghost in the Shell, rivolgetevi alla versione originale del 1995. Certo, i colori magari saranno un po’ più sbiaditi e alcune animazioni non proprio a regola d’arte, ma avrete a che fare quantomeno con un film stilisticamente coerente con se stesso dalla prima all’ultima inquadratura, cosa che invece la versione 2.0 non è per nulla.

Ghost in the Shell 2 – Innocence

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Conclusa la proiezione del primo film partono una decina di minuti d’intervallo. B si gira verso di me e apre la bocca per chiedermi qualcosa. Terrorizzato dall’idea di una domanda sui massimi sistemi a cui difficilmente avrei saputo dare una risposta, alzo un dito per fermarla.

«Qualunque sia la tua domanda, sappi che la risposta è solo nel tuo cuore.»

B mi guarda confusa.

«Veramente volevo chiederti se anche tu hai notato quel tizio alla nostra destra che per tutto il tempo non ha fatto altro che dormire.»

In effetti, durante la proiezione, nei momenti di silenzio tra una scena e l’altra, avevo sentito un leggero “ronzio”, ma non ero riuscito a identificarne l’esatta provenienza. Ora che le luci erano accese potevo vedere la fonte del molesto rumore in tutta la sua ronfante presenza. Incurante dell’intervallo, il tizio in questione stava ancora dormendo con la testa reclinata all’indietro e la bocca spalancata, senza che i suoi amici fossero minimamente interessati a svegliarlo. In quel momento rimpiansi di non aver preso dei popcorn, così da lanciargliene uno bello grosso dritto in gola e soffocarlo. Avrei di certo fatto un grande dono all’umanità.

Ma ecco che le luci si abbassano e inizia la proiezione del secondo film della serata: Ghost in the Shell 2 – Innocence, in Italia noto anche con l’imbarazzante sottotitolo L’attacco dei cyborg (oltretutto completamente sbagliato, visto che semmai sarebbe dovuto essere l’attacco degli androidi, ma vabbé, ormai è noto come nel nostro paese i titoli vengano dati ad minchiam).

Dicevo prima di non essere un grandissimo fan del 3D unito al 2D, fatte le dovute eccezioni. Ecco, Innocence è una di queste. Di più: a distanza di anni continuo a reputarlo l’anime visivamente più bello mai visto. Perché? Perché a differenza di quell’accozzaglia di stili che è GITS 2.0, GITS 2 sceglie una strada diversa: adottare il 3D solo per ricostruire gli ambienti e gli oggetti e solo laddove esista il reale bisogno di dare profondità alla scena. La scena in cui Batou entra nel negozio e “impazzisce” è forse l’esempio migliore della maestria con cui la grafica computerizzata è stata utilizzata nel film. Qui il 3D non viene usato come semplice orpello visivo, ma per dare una dinamicità che con la tecnica 2D tradizionale sarebbe stata impossibile.

Poi sì, Innocence gode anche di una trama superlativa (per quanto un po’ troppo cervellotica nella parte antecedente il finale) e di dialoghi studiati alla perfezione (vedi la scena nel laboratorio della polizia o gli scambi di vedute tra Ishikawa e Batou su come alimentare i basset hound clonati), ma è inutile girarci attorno: questo è un anime che va visto almeno uno volta nella vita anche solo per poter capire a quali vette possa arrivare l’animazione giapponese.

PS: Dimenticavo: giunti alla fine del film, durante la scena in cui tutte le ginoidi smettono di muoversi calando la nave in un totale silenzio, nella sala si sentiva un solo rumore. Sì, il tizio alla nostra destra che russava. La prossima volta, abbuffata di tacos o meno, i popcorn li compro comunque.

Sunday Random (ovvero di sonde anali, board games e scienza)

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FIGHT!

 

«Le console non potranno mai godere della qualità visiva dei PC.»
«In compenso non dobbiamo aggiornare il nostro hardware ogni due anni.»
«Ma pagate i giochi il doppio, quando vi va bene. Senza contare che noi abbiamo le avventure grafiche, i giochi di strategia, gli FPS hardcore i simulatori di volo.»
«E noi i picchiaduro, i platform e le esclusive.»
«Ma non le mod.»
«Sempre meglio del 99% dei porting che vi beccate.»
«I vostri controller non potranno mai competere con mouse e tastiera.»
«Prova a giocare a Guacamelee! con mouse  e tastiera, poi ne riparliamo.»
«Disse quello che senza l’autoaim sarebbe perso in un qualunque FPS.»
«In risposta a colui che piagnucola a giorni alterni per vedere il ritorno di Metal Gear Solid su PC.»
«Sarà, ma intanto noi abbiamo Star Citizen
«E noi The Last of Us
«S.T.A.L.K.E.R.»
«Super Mario
«A.R.M.A.»
«God of War
«Wasteland 2!»
«…»
«…»
«Toglimi una curiosità: sbaglio o su PC non avrete mai modo di finire Gears of War e Halo
«…»
«Beh, non hai più nulla da dire?»
«Cosa? Oh, no, stavo solo rispensando a quella scena con Cartman sodomizzato dagli alieni in South Park: The Stick of Truth. Troppo divertente. Ce l’avete anche voi, giusto?»
«…»
«Oh, scusa, hai ragione. Su consolle quella scena è censurata.»
«Devi morire male.»

(oh, si fa per trollare in allegria, intesi?)

Board With Life – Season 2

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Segnalazione con piccolo ritardo. Su Kickstarter è iniziata la campagna di finanziamento della seconda stagione di Board with life. Oddio, “piccolo” è una parola grossa, visto che in verità la campagna è partita esattamente un mese fa e ora mancano solo 6 giorni al suo termine. Ehi, l’avevo detto di essere in ritardo, e comunque la soglia minima di finanziamento è già stata raggiunta quindi non ho motivo di sentirmi in colpa. Non troppo almeno, visto che gli stretch goals prevedono episodi extra e guest stars.

Per chi non lo sapesse, Board with life è principalmente una webseries lanciata lo scorso anno sul canale Youtube Moonrat Media e che racconta la storia di sette amici (o quasi) alle prese con i loro settimanali ritrovi a base di giochi in scatola, schifezze varie e drammi esistenziali. Ho detto “principalmente” perché in verità Board with life ha anche lo scopo di far conoscere decine di giochi in scatola, grazie ai numerosi episodi dedicati esclusivamente a news e aggiornamenti sul grande universo di Nerdlandia.

A qualcuno questa formula sembrerà una sorta di fusione tra Tabletop e The Guild e… Beh, sì, in effetti Board with life è esattamente la fusione tra Tabletop e The Guild, ma sapete una cosa? Chi se ne frega! Board with life è divertente, ben recitato e con script studiati a puntino per rientrare nei canonici 10-15 minuti delle webseries, quindi ben venga.

Perché dovreste finanziare Board with life?

  • Se donerete più di 10 Dollari (una bazzeccola al cambio d’oggi) potrete partecipare all’early access di Board with Life: The Metagame (The Microgame) che, come il nome lascia intuire, è proprio il gioco da tavolo basato sulla serie.
  • Tra gli interpreti rientra una certa Ashly Burch, già protagonista di Hey Ash, Whatcha Playin’?, aka la miglior webseries di sempre sui videogiochi.
  • L’ultimo stretch goal prevede la presenza nel cast anche di Lisa Foiles. Non c’è bisogno che vi linki di chi si tratta, vero? Vero?!

Perché non dovreste finanziare Board with life?

  • Non ho mai visto anche solo in una singola puntata una bottiglia di chinotto, il che è gravissimo.

BOARD WITH LIFE SU KICKSTARTER

La vita sul pianeta Marte

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NOTA: Come già accennato qualche settimana fa in un altro Sunday Random, il sottoscritto conosce personalmente Marco Carrara, alias il Duca di Baionette, responsabile della collona Vaporteppa dell’Antonio Tombolini Editore, per quanto buona parte del nostro “rapporto” sia limitato a chiacchierate su conigli e tette. Soprattutto conigli, a ben vedere. Liberi quindi di considerare quanto segue come una marchetta, sebbene non lo sia. Dico ciò anche per sottolineare che personalmente non ho nulla contro gli articoli di “amici” riguardo altri “amici”. Mi piace pensare nella buona fede della gente e nelle loro capacità di discernere gli affetti dalla proprio obiettività, per quanto mi renda conto come ciò sia a volte difficile. Al contrario, quello che mi dà fastidio è quando tali rapporti vengono nascosti, pratica ahimé alquanto diffusa nel nostro paese. E con questo è tutto. Andate in pace.


Altra segnalazione, questa volta senza ritardo. La neonata collana Vaporteppa dell’altrettanto neonata Antonio Tombolini Editore ha dato alla luce il suo primo e-book, pardon elettrolibro. In verità non si tratta propriamente del primo elettrolibro ufficiale, quanto più di un antipasto. La vita sul pianeta Marte, saggio del 1895 dell’astronomo Giovanni Schiaparelli, viene infatti distribuito gratuitamente, in attesa del primo romanzo intorno alla fine del mese.

Un paio di considerazioni sull’elettrolibro in questione.

La prima riguarda il testo vero e proprio. Schiaparelli non solo è stato un esimio scienziato (oltre che senatore del Regno d’Italia), ma anche un capace divulgatore scientifico. Seppur scritto in un italiano desueto agli occhi di noi barbari uomini moderni, La vita sul pianeta Marte è un testo di facilissima lettura che con le sue settanta pagine scarse si legge in una manciata d’ore. Ma è anche un testo appassionante, grazie alla sua commistione di dati scientifici, deduzioni, ingenuità e… elementi prettamente fantascientifici. A una prima parte che descrive meticolosamente il pianeta rosso (quantomeno attraverso i dati in possesso all’epoca) ne segue infatti una dove Schiaparelli lascia correre la fantasia, immaginando come potrebbe essere la vita d’ipotetici marziani, il tutto partendo però sempre e comunque dalle basi scientifiche precedentemente esposte. A qualcuno un simile approccio alla scienza potrà far sorridere. Dopotutto ai giorni nostri simili cose non accadrebbero mai. Sarebbe proprio ridicolo se qualcuno, osservando qualche foto inviataci da un satellite o da un rover, si lanciasse in chissà quali teoria sulla presenza di vita extraterrestre. Dico bene?

La seconda considerazione riguarda invece l’elettrolibro e la sua realizzazione. Più che per il valore dell’opera in sé, la mia curiosità verso questo primo volume di Vaporteppa verteva infatti sulla qualità dell’elettrolibro proposto a livello d’impaginazione. Negli anni sono infatti incappato in volumi della peggior specie, tra romanzi privi di riga di demarcazione tra i paragrafi, pagine strabordanti errori di battitura e addirittura capitoli mancanti. Al contrario questa volta mi sono trovato di fronte a un’impaginazione pressoché perfetta. L’unico errore di battitura in cui sono incappato si è infatti poi rivelato essere causato dal mio lettore, ma considerando che negli ultimi sette giorni ho avuto la febbrA, di sicuro qualcosa mi sarà sfuggito, tanto che lo stesso Duca mi ha confermato un paio di giorni fa di aver già caricato una nuova versione dell’elettrolibro con alcuni typo corretti. Se queste sono le premesse, direi che Vaporteppa è partita decisamente con il piede giusto.

LA VITA SUL PIANETA MARTE SU ULTIMA BOOKS

The Elder Scrolls Online (ovvero cronaca di una beta #3)

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Caduta spoiler

ATTENZIONE!
CADUTA SPOILER

Con un cliffhanger degno di Un posto al sole, la seconda giornata di closed beta si era conclusa con il nostro squamoso eroe alle prese con il fantasma di un mago. Ecco, ricordate che avevo scritto che il suddetto mago aveva promesso ricchi premi e cotillon al termine della sua quest? Mi sbagliavo. Sarà stata l’ora tarda, sarà stata la distrazione, saranno state le patatine alla panna acida e cipolla dell’Ikea, sta di fatto che in realtà lo scopo della quest era di fermare un demone di nome Balreth, operazione già tentata anni prima proprio dal nostro amico mago, senza però successo, essendosi conclusa con la morte di quest’ultimo.

L’obbiettivo è quindi far tornare la memoria al mago attraverso due oggetti sacri: una candela profumata e un teschio di quelli che se li premi sulla fronte si trasformano in una lampada. Per farlo sono però costretto ad affrontare la prima quest basata su di un’enigma anziché sullo sterminio di massa. E in cosa consisterà mai questo enigma? Qualche indovinello cervellotico? Un puzzle da risolvere? Macché! Si tratta di trovare la giusta combinazione cromatica attivando tre altari. Sì, proprio quel genere di enigmi considerati già vecchi negli anni Ottanta. E non solo, perché per completare la quest dovremo ripetere l’operazione ben due volte. Yuhu!

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Dopo alcuni minuti passati a tentare qualsiasi combinazione possibile, finalmente trovo quella giusta e torno dal mago, il quale si permette pure di prendermi per il culo.TESO#3_2

Il Giucas Casella dei poveri può così finalmente iniziare il suo rituale, grazie al quale vengo spedito indietro nel tempo, più precisamente nel giorno della sua morte. Nonostante il rituale sia stato effettuato soltanto sul sottoscritto, la zona che segue non sembra essere istanziata.TESO#3_3

Raggiungo la cima del vulcano su cui sono stato teletrasportato e trovo il mago (questa volta in versione carne ed ossa) intento a bloccare Balreth con l’aiuto di due Atronach di Fuoco.TESO#3_4

Faccio Quattro chiacchiere con Giucas Casella, il quale mi fa una proposta sconcia dicendomi di toccare l’altare di Balreth. Scostumato!TESO#3_5

Ovviamente il piano non va come previsto e l’altare esplode uccidendo sul colpo Giucas Casella, mentre io vengo riportato al presente facendo il gesto dell’ombrello. Tornato nella mia era, trovo l’argoniano che mi aveva spiegato dove trovare il mago nascosto dietro una colonna per timore di essere fatto fuori da uno dei tanti non-morti che infestano l’area. O almeno così sostiene lui. Io sospetto che si stesse accoppiando con la colonna, ma vabbé.TESO#3_6

La missione è ora chiara: tornare in cima al vulcano e ripetere il rituale, questa volta evitando di commettere lo stesso errore di Giucas Casella. Primo però trovo il tempo per stringere amicizia con un volatile…TESO#3_7

…e di risolvere una quest secondaria che mi vede cercare il cadavere dell’amante di una stracciona, per scoprire che in verità l’uomo non l’aveva mai amata e che anzi era già sposato con un’altra donna.TESO#3_8

Tornato al vulcano, trovo un piccolo contingente elfico intento a contenere la furia di Balreth. E quando dico “contenere” intendo dire che non stanno facendo una beneamata cippa, tanto da spedirmi subito a compiere delle sottoquest inutili. Vaglielo a spiegare che ci sarebbe un pericolosissimo demone da fermare…TESO#3_9

Sottoquest inutili, dicevo. Una di queste prevede la chiusura di alcuni tunnel per impedire il continuo arrivo di quei rompiballe noti come scamp. Che dite? È praticamente la stessa identica quest dei portali affrontata ieri? Ma no, che dite mai…TESO#3_10

Sbrigate le sottoquest, vengo finalmente incaricato di salvare capre e cavoli. Per fermare Balreth occorre innanzitutto piegare al mio volere le due atronach già incrociate durante la breve gita nel passato. Ma si sa: le atronach non sono mica delle tipe semplici, di quelle che fai coricare con due ciupiti e qualche complimento riguardo quanto siano dimagrite. Eh no, con loro bisogna andar giù di botte, tanto per cambiare (oddio, messa così suona un po’ male). Le suddette signorine si riveleranno i primi avversari degni di questo nome. Nulla che non si possa comunque sconfiggere in solitaria.TESO#3_11

Discorso diverso per Balreth, forse il primo vero e proprio boss di TESO. Il demone, il cui design è peraltro identico a quello del golem evocato il giorno prima da Mr. Cordialità, è infatti in grado di rigenerare la sua energia immergendosi in una delle due pozze di lava presenti nell’area. Per quanto riguarda gli attacchi, questi non sono particolarmente pericolosi, soprattutto per un personaggio come il mio specializzato negli attacchi a distanza. A rompere le scatole sono soprattutto gli scamp evocati a intervalli regolari, i quali m’impediscono di rivolgere tutti i miei attacchi nei confronti del boss. Dopo cinque minuti d’inutili tentativi capisco che Balreth necessita a tutti i costi di un party per poter essere affrontato.TESO#3_12

Esco quindi dall’area di combattimento (istanziata) e mi aggrego a un giocatore tedesco dal nick impronunciabile. Nessuno dei due è in verità molto fiducioso di poter battere Balreth da soli, ma alla fine decidiamo di provarci. La tattica prevede il sottoscritto occuparsi degli scamp e di stunnare il demone, con il teutonico compagno a mollare fendenti a manetta.TESO#3_13

Una volta trovato il giusto ritmo, riusciamo finalmente ad abbattere Balreth, giusto un secondo prima che questi s’immerga nel magna e recuperi così tutti i suoi punti vita. Insomma, alla fine anche questo boss si è rivelato molto più semplice del previsto.TESO#3_14

A questo punto non resta altro che evocare le atronach e il gioco è fatto.TESO#3_15

Allontanatomi dall’area vulcanica, ormai priva di nuove missioni, mi ricordo che da quando ho raggiunto Morrowind non mi sono ancora dedicato alla vera quest principale, quella che vede il sottoscritto alla ricerca del Profeta. Una rapida occhiata alla mappa e identifico l’area in cui Obi Wan Kenobi si è teletrasportato in seguito alla fuga da Coldharbour. È abbastanza lontana da dove mi trovo ora e così, per la prima volta dall’inizio della closed beta, utilizzo il sistema di trasporto rapido, sebbene ciò comporti il pagamento di una piccola quota di denaro.TESO#3_16

Vengo così teletrasportato al pilastro di rigenerazione più vicino al punto di mio interesse, mentre tra me e me mi chiedo: ma il denaro appena speso, a chi cazzo è andato se non ho usato nessun mezzo di trasporto fisico? Misteri degli MMO.TESO#3_17

Dopo una breve scarpinata verso la costa, trovo Obi Wan nascosto in un tempio sotterrano abbandonato. Dall’arredamento spartano intuisco che lui è più un tipo da Mercatone del Mobile.TESO#3_18

Nemmeno il tempo di festeggiare con un bicchiere di chinotto che il vecchio mi fa l’occhiolino e tira fuori la verga. Pochi secondi più tardi cado in un sonno profondo.TESO#3_19

Senza sapere come, mi ritrovo nella testa del vecchio, il quale vuole spiegarmi la ragione per cui era stato rinchiuso a Coldharbour. Chi gli spiega che non me ne frega una cippa e che ero venuto solo per un saluto?TESO#3_20

L’occasione è buona per lanciare qualche citazione a caso degli eventi che avranno luogo in Oblivion e Skyrim, giusto per far felici i nazifan di TES.TESO#3_22

Scopro così che uno dei Cinque Compagni altri non è che, con molta probabilità, il villain principale di TESO e che anni prima aveva tradito i suoi fratelli per allearsi con i principi daedrici allo scopo di fondere i piani di Oblivion con quello di Mundus. A svelare il malefico piano ci pensò tuttavia Obi Wan, che per tale ragione fu rapito da Molag Bal e imprigionato nel villaggio vacanze del tutorial. Tutto molto interessante, non fosse che il bastardo traditore che ha dato il LA alle vicende di TESO si chiama Mannimarco, il che abbassa automaticamente il suo livello di Carisma di 20 punti.TESO#3_23

Concluso lo spiegone mi risveglio nella grotta con uno strano bruciore alle chiappe. Mi aspetto nuove istruzioni da Obi Wan, ma questi invece si accende una sigaretta e mi dice che mi ricontatterà più avanti. Non ne sono sicuro, ma credo che il vecchio mi abbia preso per un tipo da una botta e via. O forse la ragione è da imputare al mio livello d’esperienza troppo basso. Considerando però che il numero di quest secondarie affrontate prima della mia reunion con Obi Wan è stato decisamente elevato, se così fosse vorrebbe dire 1) che la trama principale è composta da un numero molto esiguo di missioni e 2) che il livello di calibrazione dei punti esperienza è completamente cannato. Spezzettare la quest principale con lunghe sessioni di grinding non è infatti l’ideale per tenere a mente la trama.



Ehi, non mi guardate in quel modo: sì, nei limiti del possibile a me piace seguire le trame anche negli MMO. Non giudicatemi! Vabbé, lasciamo perdere, che è meglio.

Uscito dalla grotta, mi accorgo che l’ora si è fatta tardi e la voglia di mettermi ad affrontare una nuova serie di quest secondarie rasenta il vuoto cosmico. Attivo così di nuovo la modalità “turista per caso”, alla ricerca di qualche location interessante. Una di queste la trovo a poca distanza dalla grotta di Obi Wan. Si tratta di uno dei punti di collegamento tra Oblivion e Mundus di cui mi ha parlato il vecchio, le cosiddette “Ancore Oscure”. Mi piacerebbe avvicinarmi, ma per qualche oscura ragione ogni volta che entro nel raggio di una cinquantina di metri vengo sloggato (eppure dalla distanza vedo altri giocatori nell’area, segno che il bug riguarda solo me).

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Mentre cala la notte si mette anche a piovere, il che mi dà l’occasione di godere del bell’effetto fanghiglia che va a coprire il terreno. Per quanto la distanza visiva di TESO sia veramente ai minimi termini, gli va reso atto di godere di un colpo d’occhio sempre di tutto rispetto.TESO#3_26

Non mancano poi le stranezze, tra cui questo tizio in piedi sul suo cavallo mentre consulta la mappa di gioco che vince a mani basse il premio “Bug del Giorno”.TESO#3_27

Decido di testare anche la visuale in prima persona in qualche combattimento. Nonostante il ridotto campo visivo, l’esperienza di gioco non ne risente molto, per quanto sia incontrovertibile la maggiore utilità della visuale in terza persona all’interno di MMORPG.TESO#3_28

Infine, poco prima di staccare, entro in un palazzo a caso dove trovo queste due guardie intente, per non si sa quale ragione, a darsi fuori a vicenda. Non potevo sperare di meglio per concludere questi tre giorni di closed beta.TESO#3_29

Questa mattina ho poi provato a ricollegarmi al server, giusto per vedere se per caso l’orario di chiusura fosse stato prolungato, ma ad attendermi c’era invece il messaggio d’errore sotto riportato. Mi chiedo come stia il mio argoniano. Avrà fame? Si sarà ricordato di chiudere il gas prima di andare a dormire? Ma soprattutto, gli sarà passato il bruciore alle chiappe?TESO#3_30

Considerazioni a caso giusto per concludere

Insomma, merita o meno questa sesta pergamena dei matusa?

Pur tenendo presente che la closed beta di questo fine settimana aveva soprattutto lo scopo di mettere sotto stress i server per vedere la loro reazione (e su questo punto, al di là di qualche sporadico momento di lag, devo promuovere a pieni voti la tecnologia adottata da Bathesda), ad appena due mesi dalla release ufficiale è ormai chiaro che la struttura portante di TESO sarà quella da me provata. Quindi no, a mio avviso TESO non merita.

È vero: il sottoscritto non è il giocatore tipico da MMO, ma per quanto soggettivo possa essere il mio giudizio, allo stato attuale TESO soffre di parecchi difetti oggettivi. Il primo è l’estrema monotonia delle quest, tutte pressoché identiche e prive di fascino. A ciò si aggiunge la loro brevità. Se una quest dura più di cinque minuti, è già tanto. Persino i dungeon, da sempre fiore all’occhiello della serie, in TESO sono ridotti a brevissimi corridoi formati, quando va bene, da due o tre stanze al massimo.

Altra cosa che non ho per nulla apprezzato è il vuoto che domina nella mappa di gioco. TES è sempre stata una serie famosa per la ricchezza delle sue ambientazioni dal punto di vista delle aree esplorabili. Al contrario TESO è stracolmo di porte e miniere dentro cui non è possibile entrare. Se già al momento dell’annuncio, due anni fa, in molti sospettarono in una sorta di TES castrato in quelli che sono i suoi punti cardine, beh, il risultato è persino peggiore delle più nere aspettative.

Come scrivevo due giorni fa, pur non essendo un fan di TES, ho sempre giocato a tutti i titoli della serie, perché a divertirmi non era certo la trama o il combat system, quanto il senso di libertà. TES per me è sempre stata la quintessenza del “if you can think it, you can do it (probably)”. Se volevo essere uno spietato killer di NPC, potevo diventarlo. Se volevo intrufolarmi in un’abitazione di notte e svaligiarla mentre i suoi inquilini domivano, potevo farlo. Se volevo raggiungere la vetta della montagna più alta, con un po’ di buona volontà potevo riuscirci. Così non è in TESO, con la sua struttura limitata, le sue porte dietro cui non c’è nulla e i suoi muri invisibili.

Certo, rimane il sistema di livellaggio basato su quanto un’abilità, un’arma o un’armatura vengono utilizzate, ma è ben poca cosa; senza contare che anche su questo punto c’è qualcosa che non va. Mi è ad esempio più volte capitato di vedere la mia abilità nell’armatura pesante aumentare di livello alla scoperta di una nuova area, senza che la cosa avesse alcun senso logico (e senza contare che il mio personaggio non indossava nessun pezzo d’armatura pesante).

Se dovessi riassumere questi tre giorni in una sola parola, userei “approssimazione”, ancor prima di “noia”. Allo stato attuale TESO non ha assolutamente nulla di nuovo da offrire nel panorama dei giochi online. Eppure, ne sono certo, vendera copie a palate, nonostante i quasi 200 Euri da scucire per giocarci solo il primo anno. Sia chiaro, ognuno è libero di fare quello che preferisce con i propri soldi, ma per quanto mi riguarda, preferisco di gran lunga rimanermene dalla parti di Skyrim a derubare negozi con l’aiuto di una pentola.

The Elder Scrolls Online (ovvero cronaca di una beta #2)

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Caduta spoiler

ATTENZIONE!
CADUTA SPOILER

E rieccoci in quel di Tamriel. Avevamo lasciato il nostro prode uomo lucertola sulle rive meridionali di Morrowind, più precisamente nella regione di Bal Foyen. Ed è proprio da lì che riprende il cammino.

Rispetto all’isola di Bleakrock, la prima cosa che noto è l’altissimo numero di giocatori su schermo, il che mi fa sospettare che la prima parte di TESO sia semi istanziata al fine di evitare l’effetto “invasione unna”. Ora che invece gli spazi si sono fatti decisamente più ampi, tale rischio non c’è più e nonostante nei pressi dei personaggi chiave ci siano sempre dei piccoli assembramenti, lo spazio non manca mai, grazie anche a un saggio trucchetto escogitato da Bathesda. In pratica, per simulare un mondo “vivo” gli NPC cambiano posizione a seconda del nostro avanzamento nella storia. Può così capitare di ricevere una quest in città e poi ritrovare l’NPC che ce l’ha affidata direttamente all’uscita del dungeon. Un’ottima trovata, soprattutto in considerazione del fatto che in TESO tutti i giocatori si trovano all’interno di un unico megaserver, come già accennato ieri.

Detto questo, nei miei primi minuti a Bal Foyen decido di dedicarmi a un po’ di esplorazione, lasciando perdere le quest. Dopotutto un gioco non è fatto solo di missioni e combattimenti, ma anche di immersione. O almeno io la vedo così. Senza contare che Morrowind è sempre stato il mio capitolo preferito de Le Pergamene dei Matusa, soprattutto per via del suo stile grafico così lontano dal noioso canone medievaleggiante che impesta il genere Fantasy. Ritrovo così tutta una serie di vecchie conoscenze, quali guar…

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…cuccioli (penso) di alit…

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e betty netch.

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E poi bull netch, cliff racer, nix-hound, kwama, kagouti… e anche i primi pet.

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Oltre alla fauna, dedico qualche minuto anche all’architettura, decisamente lontana dallo stile a cui ero abituato. La Morrowind di TESO sembra infatti strizzare l’occhio allo mondo orientale, relegando solo a pochi casi le famose costruzioni scavate all’interno di piante giganti, elemento distintivo della regione vulcanica. Tuttavia, a voler ben vedere, è questa una scelta dotata di una certa logica. Vista la natura massiva del nuovo TES, occorreva allargare gli spazi, da cui l’architettura più tradizionale. Senza contare, comunque, che anche nel vecchio Morrowind non mancavano palazzi in legno e pietra.

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Durante le mie peregrinazioni, scopro anche che l’esplorazione da me tanto amata non è fine a se stessa. Al contrario, TESO incoraggia i giocatori a muoversi liberamente per la mappa, non solo allo scopo di trovare nuove quest da affrontare, ma anche di ricevere punti bonus.

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Così come ormai qualsiasi altro gioco, anche TESO integra infatti un elenco di achievement con cui sbloccare punti bonus da riutilizzare per acquisire skill e gear aggiuntivi.

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Altra cosa che scopro durante la mia gitarella è che per raccogliere qualsiasi risorsa non ho più bisogno dello strumento adatto, come invece era necessario in Skyrim, ennesimo segno, purtroppo, della semplificazione delle meccaniche a svantaggio del realismo. Pollice verso.

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Positivo invece il fatto che, al pari dei capitoli precedenti, sia possibile rovistare in quasi ogni mobile alla ricerca di oggetti utili. Anche qui, è lo stesso gioco a incentivare il giocatore a trasformarsi in un topo d’appartamento, nascondendo spesso oggetti rari e in grado di potenziare le nostre abilità.

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Peccato solo che ora gli NPC non si facciano più problemi se gli svaligiate la casa davanti ai loro occhi, e al diavolo la logica. Certo, qualcuno potrà far notare che in un MMO con decine di migliaia di giocatori collegati contemporaneamente sarebbe stato impossibile creare un efficace sistema “legislativo” come invece avviene nei capitoli singleplayer, ma resta il fatto che simili dettagli portano a un’immedesimazione nel mondo di gioco pressoché nulla.

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Dopo una mezz’ora abbondante dedicata a lore e ambientazione decido di tornare a svolgere qualche quest. Scopro così che anche a Bal Foyen non se la passano benissimo, con l’intera regione sotto attacco da parte delle truppe della fazione Daggerfall Covenant, le stesse che hanno conquistato l’isola di Bleakrock. Le prime quest di Bal Foyen sono in verità una mera scusa per farmi girare a zonzo per l’area e memorizzare la disposizione delle strutture principali (cosa per me inutile, vista appunto la precedente fase di esplorazione). Mi ritrovo così a cercare cittadini dispersi, ad addestrare bull netch e a consegnare rapporti. Questo fino a quando uno degli NPC (probabilmente parente della Melanie Griffith incontrata il giorno prima, a giudicare dall’aspetto) m’informa che i Daggerfall Covenant si apprestano a sferrare un massiccio attacco alla città di Balmora.

E qui finalmente un piccolo – ma molto piccolo – elemento di novità. I Daggerfall Covenant stanno infatti attacando contemporaneamente il porto, alla cui difesa è stata affidata Miss Simpatia, e le mura della città, protette dal gemello tossico di James Hetfield. A me scegliere chi aiutare, conscio che qualunque decisione presa andrà a influire sulla storyline principale (anche se da una closed beta di soli tre giorni è difficile intuire le reali ripercussioni delle nostre azioni). Per quanto mi riguarda la scelta è semplice. Dato che gli elfi mi stanno sostanzialmente sul cazzo (senza contare la loro tendenza a schiavizzare qualunque argoniano capiti loro a tiro), opto per la difesa delle mura cittadine, che se mi va bene rimedio anche una cannetta dal gemello di James.

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La quest è semplice: chiudere una serie di portali attraverso cui le truppe avversarie stanno entrando in città. Una volta fatto ciò è tempo di dedicarmi, in compagnia del mio amico tossico, al generale nemico. Tempo totale dell’assalto: 5 minuti scarsi, a ulteriore conferma dell’estreme semplicità degli scontri e debolezza dei boss. Che la difficoltà generale sia stata settata su “piece of cake” (cit.) proprio per via dei tempi ristretti della closed beta? Lo spero vivamente.

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Piccolo dettaglio che ho molto apprezzato: una volta sconfitto il generale nemico, uscendo all’esterno vedremo decine di truppe Daggerfall Covenant in stato d’arresto. Tutto ciò è però visibile solo al sottoscritto o a qualunque altro giocatore che abbia raggiunto il mio stesso punto nella storyline. Sì, questo megaserver funziona davvero molto bene.

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La battaglia non è però ancora finita. Vengo condotto nella città di Davon’s Watch dall’ennesimo elfo oscuro cagacazzi (dopotutto a Morrowind sono di casa) che, con i soliti modi cordiali tipici della sua razza di melma, mi ordina di andare a recuperare un’antica reliquia appartenente alla sua famiglia e nascosta in una cripta sotto la città. Verrebbe da chiedersi perché non ci vada lui anziché mandare un perfetto sconosciuto, ma prima ancora che ne abbia il tempo Mr. Cordialità mi spiega che la reliquia è protetta dagli spiriti dei suoi antenati e sarebbe un sacrilegio per lui combatterli. Non essendo invece il sottoscritto un membro della sua famiglia, va tutto bene se faccio stragi di fantasmi. Sceneggiatori, se ci siete battete un colpo!

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Recuperata e ricononsegnata la reliquia vengo inviato all’esterno delle mura per distruggere alcune baliste. Come nella migliore tradizione di TES, la battaglia campale che mi aspetta vede confrontarsi Quattro gatti in croce.

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Nonostante ciò, lo scontro è terribile e non mancano le vittime in ambo gli schieramenti, come questo povero soldato fagogitato da una scala mangiauomini di livello epico.

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Distrutte le baliste torno da Mr. Cordialità, il quale, sfruttando la reliquia da me recuperata, evoca quello che, se non ho capito male, è un golem composto da parti di suoi antichi parenti. Dico “se non ho capito male” perché questa sarebbe dovuta essere la mia prima quest di gruppo, ma a quanto pare vi ho preso parte negli ultimi 15 secondi disponibili, quando ormai era già stata conclusa dagli altri giocatori. Ho quindi avuto tempo solo di vedere il golem di carne evocato e bon. Mamma mia quanto divertimento…

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Nonostante il mio apporto all’esito dell’ultima quest sia stato pari a quello di Civati nel PD, vengo salutato dai cittadini come un eroe.

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Mi accorgo nel frattempo di essere passato di livello e qui mi aspetta un bella sorpresa. Alcune abilità già acquisite precedentemente possono infatti ora essere ulteriormente potenziate attraverso una struttura ad albero. Ammetto di non aver apprezzato molto questo sistema di crescita per due ragioni. La prima è che la struttura ad albero non è visibile sin dal primo minuto. Come faccio a scegliere un’abilità di base piuttosto che un’altra se prima non mi viene spiegato come tali abilità si andranno a evolvere nel tempo? In secondo luogo tale sistema di progressione mi appare ancora come estremamente limitato sia rispetto a molti altri MMORPG (penso al bellissimo sistema di progressione di Allods Online) sia rispetto a Skyrim. No, davvero, quelli di Bathesda avevano una sola cosa da copiare paro paro dal loro precedente titolo. E invece no, molto meglio scopiazzare TES V nello stile dei menù anziché là dove sarebbe stato davvero utile. Valli a capire…

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Finita la serie di quest legate alla difesa di Davon’s Watch, mi dedico nuovamente agli elementi di contorno. Per prima cosa m’iscrivo sia alla Gilda dei Guerrieri, sia a quella dei Maghi. Almeno allo stato attuale non sembrerebbe esistere una gilda dei ladri, ma spero di essere smentito visto che comunque TESO implementa al suo interno una blanda gestione della furtività.

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Passo quindi alle quest secondarie. Una di queste in particolare, il cui obiettivo è di rubare una bottiglia di vino da un locale, mostra un tentativo molto soft di creare qualcosa di un pochino originale.

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La bottiglia è infatti sotto l’occhio vigile del proprietario e per riuscire a sottrarla si è costretti a dialogare con i vari avventori fino a trovare un possibile piano. Nulla di troppo cervellotico, sia chiaro. Anzi, diciamo pure che la soluzione si rivelerà di una banalità imbarazzante. Vabbé, accontentiamoci.

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Nel frattempo nella chat qualcun altro oltre al sottoscritto esprime qualche dubbio sulla qualità di TESO e su come questo (non) premi la collaborazione tra giocatori…

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Ma eccomi finalmente lasciare alle spalle Davon’s Watch per addentrarmi nel cuore di Morrowind. Un cuore fatto di funghi giganti, vulcani…

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…e bug.

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Molti bug.

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Talmente tanti da impedirmi addirittura di soccorrere un povero tizio ucciso da un insetto gigante, nonostante nell’inventario disponga della Petty Soul Gem necessaria per riportare in vita gli altri giocatori. Che poi, bisogna proprio impegnarsi per farsi accoppare in TESO.

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Abbandonato il cadavere al suo destino, mi dedico ai vivi, provando il sistema d’interazione che, non ho difficoltà ad ammetterlo, è di un intuitivo favoloso. Basta infatti avvicinarsi a un giocatore e schiacciare F per attivare un menù circolare con cui selezionare l’operazione desiderata: aggiungere agli amici, creare un party, scambiare oggetti, vedere le statistiche altrui o segnalare un giocatore ai GM.

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Intuitiva anche la tendina delle quest, per quanto decisamente meno innovativa. Non solo infatti queste vengono ordinate per area o fazione, ma presentano anche colori differenti a seconda della difficoltà. Semplice ma efficace.

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A proposito di quest, mentre mi avventuro per Morrowind incappo in una missione secondaria su cui mi soffermo un attimo per tornare a parlare dell’elemento narrativo di TESO. La quest in questione (scusate il gioco di parole) vede una giovane elfa oscura di buona famiglia scomparsa nel nulla. A venire indiziati sono subito due miei poveri compatrioti argoniani, Soft-Scale e Walk-in-Ash, rei di essere solo dei puzzoni (che poi noi argoniani non puzziamo: siamo solo diversamente profumati). Per via della diffidenza provata dai Dunmer (il vero nome degli elfi oscuri) nei loro confronti, Soft-Scale e Walk-in-Ash non hanno modo di condurre indagini con cui discolparsi, e pertanto incaricano me della cosa. Mi sembra logico: i Dunmer non si fidano di due argoniani locali, ma non hanno invece problemi ad affidarsi a un argoniano mai visto prima. Che siano parenti di Mr. Cordialità?

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Comunque alla fine si scoprirà che la ragazza non era stata rapita, ma era solo rimasta bloccata in un santuario a seguito di un’eruzione vulcanica. Seguono baci e abbracci tra elfi e uomini lucertola e tanta tanta commozione come nemmeno a C’è posta per te.

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Finiti i festeggiamenti mi rimetto in cammino, fino a raggiungere una sorta di cimitero dove incontro un tizio che mi racconta dello spirito di un mago in grado di donarmi grandi poteri se sarò in grado di liberare la sua anima; o qualcosa del genere, che era ormai tardi e la palpebra iniziava a calare.

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Inizio così il rituale per l’evocazione dello spirito del mago. Rituale che ovviamente consiste nel saccagnare di botte qualunque cosa mi capiti a tiro.

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E qui si conclude questa seconda parte. Riuscirà il nostro eroe a raggiungere il suo obiettivo? Davvero lo spirito del mago rispetterà la promessa? Ma soprattuto, come cazzo ha fatto Rocco Hunt a vincere la sezione “Nuove Proposte” di Sanremo? Lo sapremo solo domani.

つづく

The Elder Scrolls Online (ovvero cronaca di una beta #1)

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Caduta spoiler

ATTENZIONE!
CADUTA SPOILER

Poco meno di due anni fa, all’annuncio che il sesto capitolo de Le Pergamene dei Matusa sarebbe stato un gioco online, intercettai M su Gugol Plus.

IO:  Sentito l’ultima? Il prossimo TES sarà solo online.
M: Oh, era ora.
IO: Scusa?
M: Ma sì, dai. In fondo la struttura di TES è sempre stata più adatta al gioco online che al single player. Pensaci bene: trama pressoché inesistente, possibilità di muoverti dove meglio preferisci, dungeon istanziati, sistema di progressione che ti trasforma inevitabilmente in una semi divinità… Devo continuare?

In effetti M non aveva tutti i torti e oggi, dopo un paio di closed beta, posso dire che TES in versione online funziona meglio di quanto credessi. Intendiamoci: rimane lo pseudo gioco di ruolo open world di sempre, con tutti i suoi pregi e difetti, ma a differenza di altri titoli non ho notato un grosso stacco tra le versioni single e multiplayer (ma su questo punto ci tornerò in fase conclusiva). Un bene? Beh, se siete amanti del genere sì. Se invece, come il sottoscritto, preferite prodotti basati più sull’interpretazione di un ruolo piuttosto che sulle statistiche di armi e armature, allora TESO vi schiferà tanto quanto i capitoli precedenti.

Sia chiaro: non sto dicendo che TESO, così come i suoi fratellini single player, sia un gioco brutto (beh, in verità un po’ sì). Sto dicendo anzi che l’utenza a cui si rivolge è un’utenza ben precisa, e in tal senso il lavoro svolto da Bathesda è ottimo, offrendo un prodotto con fortissimi rimandi all’ultimo capitolo della serie (sopratutto dal punto di vista stilistico) e giusto qualche novità nel sistema di progressione, quel tanto per dire di aver speso più di un fine settimana nella progettazione del game design.

Ma se quindi il sottoscritto non appartiene a quell’utenza a cui Bathesda fa l’occhiolino, perché mai ho deciso d’iscrivermi alla closed beta? Per varie ragioni. Innanzitutto, perché non apprezzare un genere non significa doverlo a tutti i costi ignorare. Pur non essendo un fan di TES (e tantomeno di Fallout 3 e New Vegas), ho giocato a tutti i capitoli, riuscendo anche a trovarci elementi con cui divertirmi ogni tanto. In secondo luogo, pur non avendo intenzione di abbonarmi a TESO, ero curioso di vedere se M ci aveva visto giusto, e una manciata di giorni di prova aggratis sono sempre meglio di niente (si, ho il braccino corto). Terza e ultima ragione, proprio il fatto di non essere l’utente di riferimento di Bathesda mi permetterà in questa closed beta di valutare il gioco in maniera forse più oggettiva. Ma forse, eh.

Ho quindi deciso per i prossimi tre giorni di documentare le mie avventure per Tamriel attraverso un reportage fotografico fatto di lucertoloidi con problemi d’igiene, conigli ammazzati e isole la cui economia locale si basa sulla Sfiga (con la S, debosciati che non siete altro!).

Giusto una nota tecnica prima d’iniziare. Durante le prime ore di gioco ho fatto un po’ di esperimenti con le impostazioni grafiche per trovare il compromesso migliore con il mio computer, da cui la presenza d’immagini di qualità diverse. Negli interni infatti il gioco mi gira a 900p e dettagli al massimo senza alcuna incertezza. Quando però si passa agli esterni il calo è netto, tanto che alla fine la soluzione migliore si è rivelata risoluzione a 900p e dettagli al massimo tranne le ombre (dettaglio medio). Questo per dire che la qualità delle immagini qui di seguito riportate non equivale al 100% all’effettiva resa del prodotto.

Detto questo, diamo il via a…

Le (dis)avventure Tamriellane dell’Old Gamer

Come in ogni GDR che si rispetti, anche TESO inizia con la crezione del proprio personaggio. Le razze selezionabili sono le solite a cui siamo abituati da ormai vent’anni: Bretoni, Redguard, Orchi (fazione Daggerfall Covenant), Nord, Elfi Oscuri, Argoniani (fazione Ebonheart Pact), Elfi Alti, Elfi Silvani e Khajiit (fazione Aldmeri Dominion). E gli imperiali? Beh, ci sono anche loro, ma per poterli interpretare sarete costretti a comprare la versione ultra deluxe da 80 Euri (anzi, 79,99) anziché quella da barboni da 54.99 Euri. Sì, tranquilli, non mi faccio problemi se volete bestemmiare.

Per quanto riguarda le classi, queste sono invece: Dragonknight (per gli amanti del danno ignorante), Templar (classico tank con problemi d’erezione a ogni frustata sulle chiappe), Sorcerer (alias giocatore a cui piace buffare a destra e a manca per poi tirarsela sulla propria utilità nel party) e Nightblade (per il figlio di buona donna assassino che è dentro ognuno di noi, ma che poi finisce immancabilmente per usare il proprio potere d’invisibilità per andare a sbirciare negli spogliatoi femminili).

Senza troppe incertezze, opto per un Argoniano Nightblade.

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Per quanto derivativo dal modello già visto in Skyrim, il nuovo sistema di creazione del personaggio presenta alcune novità interessanti, come la piramide per l’assegnazione automatica dell’aspetto del personaggio, molto utile per dare un’aria da real badass al proprio avatar senza smadonnare tra mille opzioni. È inoltre possibile vedere quale sarà l’aspetto del nostro personaggio con il progredire dei livelli e del gear. Non certo una novità, ma comunque una funzione carina.TESO_2

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Finita la creazione del personaggio, parto finalmente con la prova su strada vera e propria. E come poteva mai cominciare il nuovo capitolo di TES se non con il proprio avatar rinchiuso in una cella? Su, confessatelo game designer: non ci avete nemmeno provato a creare un inizio originale, vero?TESO_5

In verità un elemento di originalità c’è, a volerla dire tutta. Infatti in TESO non solo vi svegliate in una cella, ma pure già morti, con la vostra anima imprigionata a Coldharbour, uno dei piani di Oblivion posseduti da Molag Bal. Quando si dice iniziare bene la giornata… Per fortuna all’interno della cella si materializza l’ologramma di Obi Wan Kenobi l’immagine di un vecchio che si fa chiamare, con molta umiltà, il Profeta, il quale con una supercazzola come fosse antani mi dice sostanzialmente di levarmi dal cazzo e raggiungerlo.TESO_6

Esco così dalla cella, la cui porta era in verità aperta. Perché? Perché sì, e non rompete le balle. All’esterno trovo un sacco di gente che, al pari del sottoscritto, sta fuggendo da Coldharbour. O forse sta semplicemente andando al buffet organizzato al piano di sotto, chi può dirlo.TESO_7

Raggiunta una sorta di armeria, scelgo un’asta del ghiaccio con potere “Crea Granita +2”, quindi mi rimetto in cammino, fino a incontrare il mio primo avversario: il più classico degli scheletri soldato. Vengo così introdotto al sistema di combattimento, basato su schivate (doppia pressione sui tasti di movimento), attacchi deboli (click tasto sinistro del mouse), attacchi potenti (pressione sul tasto sinistro del mouse) e parate (click tasto destro del mouse), più i tradizionali quickslot, attualmente però vuoti essendo ancora al livello 1.

Proprio in merito al combattimento dinamico, devo spezzare una lancia a favore di Bathesda. Nonostante lo stress test di questi giorni si svolga su di un singolo megaserver negli Stati Uniti, non ho praticamente mai incontrato alcun lag, se non giusto in un paio di occasioni, il che non è un dettaglio da poco quando si tratta di schivare o parare un attacco avversario con il giusto tempismo.TESO_8

Fatti fuori un altro paio di scheletri, incrocio Melanie Griffith, la quale mi dice che mi stava aspettando per portarmi dal Profeta.TESO_9

Melanie ed io ci avventuriamo per i corridoi della prigione, fino a rivedere finalmente l’esterno. Da qui in poi gli NPC lasciano il posto ai giocatori in carne ed ossa, permettendo sin da subito di creare un party. Non che ce ne sia bisogno, visto che gli avversari di quest’area hanno la pericolosità della Pimpa. È questo un elemento che mi ha lasciato un po’ perplesso. Oblivion dovrebbe infatti essere uno dei luoghi più pericolosi in assoluto di tutto l’universo di TES, ma in TESO appare invece come una sorta di villaggio vacanze dove chiunque può girare dove meglio preferisce senza che nessuno gli dica niente. Valla a capire la logica…TESO_10

Distrutto un occhio gigante con un solo colpo, azione che in teoria avrebbe dovuto permette a me e a Melanie Griffith di aprire un portone e raggiungere Obi Wan ma che invece si rivela inutile, faccio la conoscienza di un pazzoide che però sembra conoscere i piani di Oblivion come le sue tasche, essendoci imprigionato da qualche centinaio di anni. Scopro così che esiste una strada segreta alternativa (ma dai!). Oddio, “segreta” un par di ciufoli, visto che in verità basta entrare in una grossa caverna in bella vista e seguire la strada. Di nuovo, fuck you logic!TESO_11

Devo però stare attento, perché l’interno della caverna è protetto da trappole a tempo, così pericolose da essere perfettamente visibili, oltre che nemmeno posizionate nelle zone di passaggio. Forza, ripetiamo tutti insieme. FUCK. YOU. LOGIC!TESO_12

Nel frattempo trovo anche una nuova giacca con cui sostituire i vecchi cenci. E qui scopro una piccola differenza rispetto ai vecchi titoli Bathesda: l’inventario non è più infatti basato sul peso degli oggetti, ma su dei più classici slot. Ma sì, vai di banalizzazione!TESO_13

Fresco (si fa per dire) di abito nuovo, raggiungo un enorme salone dove scopro che Obi Wan è imprigionato in un enorme dado d8.TESO_14

E qui arriva il colpo di scena! Melanie Griffith mi rivela che per salvare Obi Wan l’unico modo è che lei ne prenda il posto nel dado d8. Addio, Melanie. Sei stata utile quanto un riccio nelle mutande.TESO_15

Lasciata Melanie al suo destino, Obi Wan ed io entriamo nella stanza di fianco: un altro salone al cui centro si trova un portale che collega Oblivion a Tamriel. E qui il mio uottefaccometro comincia a lampeggiare. No, davvero, Molag Bal, che senso ha imprigionare il tuo acerrimo nemico letteralmente di fianco all’uscita. Are you serious?!TESO_16

In effetti pure Molag Bal (che qui sopra potete ammirare in versione ologramma di Star Wars) deve aver pensato la stessa cosa, e così a difesa del portale ha posto la sorella a Quattro braccia e con le tette grosse di Medusa. Per mia fortuna il buon vecchio Obi Wan mi aiuta a farla fuori lanciandomi addosso incantesimi curativi come se non ci fosse un domani.TESO_17

Come premio ricevo uno Skyshard, pietruzzola che mi permette di acquisire un punto skill bonus (ma solo ogni volta che ne trovo tre in totale, che sennò è troppo facile). Parte così un’animazione a metà tra la rigenerazione di Doctor Who e quella di Highlander.TESO_18

Obi Wan, da fancazzista quale è, mi ordina quindi di azionare due leve poste ai lati del portale. No, ma davvero, non ti sforzare, ingrato di un vecchio!TESO_19

Aperto il portale mi ci butto dentro con la grazie di Rosolino ai blocchi di partenza.TESO_20

Qualcosa va però storto e mi risveglio a Skyrim, più precisamente nell’isola di Bleakrock, mentre Obi Wan finisce a Morrowind. È lo stesso Obi Wan a informarmi della cosa telepaticamente, dicendomi di non preoccuparmi dello scatto alla risposta, che tanto lui ha una tariffa tutto compreso. Non che la cosa m’interessi più di tanto, comunque. L’importante è infatti che sia finalmente tornato in vita, e fanculo tutti gli altri.

E invece no! Sceso al piano di sotto vengo infatti salutato dalla capitana Rana (sic), la quale mi dice subito di avere bisogno di uno come me.



Ma “qualcuno come me” cosa, che non ci siamo mai visti prima! Ma porcaccia la miseria, te lo credo che a Tamriel c’è una catastrofe a mesi alterni se questi sono i metodi di reclutamento!

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Non contenta, a una mia domanda sul suo popolo la scimunita, da elfo cagacazzi quale è, mi elenca le ragioni per cui lei è lei e io non sono un cazzo.TESO_22

Per ripicca decido di rubare tutto il pane e il formaggio da casa sua. Tiè!

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Nella speranza di sbollire i nervi, esco all’aria aperta, dove mi aspetta il sole che sorge e una mezza dozzina di pezzenti appena fuggiti come me da Coldharbour.TESO_24

Seguendo le indicazioni lasciatemi da Miss Simpatia, raggiungo un tossico che ha appena finito di farsi una dose e qui incappo nel primo bug del gioco. Al termine del dialogo con il fratello gemello di James Hetfield, il gioco infatti si blocca, obbligandomi a riloggare. Per la cronaca, la cosa mi capiterà altre due volte.TESO_25

Una volta riloggato scopro che il dialogo con il tossico mi ha portato a finire una quest e a passare così di livello. Così come nei capitoli precedenti, la prima cosa da decidere una volta passato di livello e la caratteristica da potenziare tra Magicka (per migliorare i propri attacchi magici e il mana), Health (difesa e punti vita) e stamina (forza degli attacchi e resistenza all’affaticamento).TESO_26

Seguono i canonici skill points e qui invece le cose cambiano. Se infatti Skyrim godeva di un ottimo sistema ad albero, capace di creare personaggi diversisissimi gli uni dagli altri a seconda dei campi di specializzaione, ora la situazione si è fatta molto più semplice, per non dire banale. I campi da migliorare sono infatti nettamente di meno rispetto al passato, il tutto in nome di una generale semplificazione (leggasi banalizzazione) delle meccaniche, tanto da portare a delle scelte quasi obbligate riguardo dove posizionare i propri punti. Spero tuttavia sia un problema solo dei primi livelli, con una maggiore libertà man mano che si avanza nel gioco. [EDIT: Confermo che progredendo nei livelli le abilità si ramificano con varie specializzazioni; ne parlerò più approfonditamente nel post successivo]TESO_27

Acquisite un paio di abilità nuove, proseguo la mia peregrinazione, incrociando elementi riciclati dal precedente capitolo di TES (ma dopotutto mi trovo a Skyrim, quindi ci sta)…TESO_29

…pergamene con riportate multe per eccesso di negromanzia…

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…e misteriose rune di cui non ho ancora capito l’utilità.TESO_31

Ah, giusto, dimenticavo i coniglietti batuffolosi che abitano le lande di Bleakrock e che io non mi faccio problemi ad abbrustolire.TESO_32

Per non parlare di misteriosi scheletri affondati nella neve (che poi subito sotto la neve ci sia un masso è un dettaglio).TESO_33

Girando in lungo e in largo, ogni tanto incappo anche in qualche baule, e qui spendo un paio di paroline al riguardo. Tali forzieri sembrano infatti apparire in maniera del tutto casuale e non al termine di una quest. Una volta apparsi, parte una corsa forsennata tra i presenti per riuscire ad aprirlo per primi, visto che una volta scassinato il lucchetto il baule scompare lasciando i suoi averi solo al fortunello che è riuscito nell’impresa. Ovviamente non è possibile tentare in dieci di aprire lo stesso lucchetto, quindi alla Bathesda hanno pensato di legare il tentativo di scasso a un timer. Una volta scaduto il tempo chiunque può cliccare sul forziere per tentare a sua volta di trasformarsi in un novello Arsenio Lupin.TESO_34

Comunque, risolte un altro po’ di quest a caso, torno al villaggio per fare un po’ di acquisti, non fosse che…TESO_35

Tento allora di costruire qualcosa da me, ma anche in questo caso scopro che la cosa mi è impossibile a causa dell’assenza di materiali. Eccheccavolo…TESO_36

Con il morale a terra, decido di andare a raccogliere fiorelini di campo con cui rinforzare la mia virilità, ma senza una ragione precisa vengo attaccato da un altro giocatore, probabilmente ignorante del fatto che quella in cui ci troviamo è una zona no PVP.

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Tornato nuovamente al villaggio, Miss Simpatia m’informa che una nave della fazione Daggerfall Covenant è in procinto di attaccare l’isola. Notare che nelle due ore precedenti, all’interno di un’area non più grande di Casalpusterlengo, mi ero già fatto strada tra banditi, maghi pazzi, invasioni di ragni velenosi e vu cumprà che tentavano di vendermi la raccolta dei brani di Sanremo, giusto a dimostrazione di quanto Bleakrock sia l’isola più sfigata di tutta Tamriel. Al di là di tutto questo, vengo inviato su di un faro per non ricordo più quale ragione e al mio ritorno trovo il villaggio in fiamme.

Anche qui, devo fare un sincero complimento al megaserver di Bathesda. La transizione tra il villaggio illeso e quello in fiamme è infatti avvenuta senza caricamenti di mezzo, attraverso un istanziamento “invisibile”. Premesso che la mia esperienza nel magico mondo degli MMORPG è relativamente limitata, è la prima volta che vedo una cosa del genere.TESO_39

Tornando alle mie disavventure, una volta salvati un po’ di abitanti dalle proprie case in fiamme, raggiungo Miss Simpatia e insieme ci avventuriamo dentro delle catacombe sul cui retro, almeno secondo i piani, ci dovrebbe essere un passaggio che conduce a un porticciolo segreto.TESO_40

Miss Simpatia, nell’ennesimo esempio di quanto ancora buggato sia TESO (ma dopotutto che gioco Bathesda sarebbe se non ci fossero millemila bug?), va in avanscoperta, mentre io vengo lasciato ad aspettare gli abitanti del villaggio…TESO_41

…che arrivano pochi secondi più tardi con lo stesso vigore di una comitiva di giapponesi in periodo di saldi.TESO_42

Finalmente è fatta. Miss Simpatia, il sottoscritto e una ventina di sopravvissuti c’imbarchiamo su di una bagnarola grande quanto una Smart alla volta di Morrowind. Sbarcato a terra, immortalo il mio bel dragonide, baciato dal raggi del tramonto.TESO_43

Il tempo di raggiungere Balmora per un’ultima selfie e poi logout. Il mio primo giorno su TESO si conclude quiTESO_44

Ci si vede domani per una nuova emozionante avventura. Più o meno.

See You Space Cowboy.
(che non c’entra una mazza, ma è da una vita che sognavo di scriverlo in fondo a un articolo)

つづく