Sunday Random (ovvero di volatili e caminetti pisciati)

«Però guarda che è assurdo.»
«Cosa?»
«Come “cosa”? Che ‘sto tizio arriva, butta giù un giochino scemo in una manciata d’ore (oltretutto scopiazzando la parte grafica dal buon vecchio Super Mario) e finisce pure per guadagnarci vagonate di soldi.»
«E lo scandalo sarebbe…?»
«E lo chiedi pure? Cazzo, parliamo di un “gioco” dove devi solo schiacciare un dito sullo schermo!»
«Mi stai dicendo che la qualità di un gioco si misura in base alla complessità dei comandi?»
«Ma no, che dici. Non intendo questo.»
«E allora che intendi?»
«Intendo dire che trovo ingiusto e avvilente che al mondo ci siano game designer che passano anni a progettare le loro opere in ogni minimo dettaglio e che è già tanto se non finiscono per strada a fare l’elemosina, mentre altra gente priva di talento si arricchisce sul lavoro altrui.»
«I mediocri imitano, i geni copiano.»
«Oh, ma per favore. Ora non mi vorrai dire che questo tizio è un genio?»
«Mettiamola così: se realizzare questo “giochino scemo” era così facile, allora perché nessuno ci aveva mai pensato prima?»

Sherlock – His Last Vow

Cover-Sherlock

Caduta spoiler

ATTENZIONE!
CADUTA SPOILER

Seppur in ritardo di un mese, finalmente ho concluso la visione della terza stagione di Sherlock. Prima però una premessa (anche perché se la faccio dopo, che premessa sarebbe?).

Pur avendo adorato le prime due stagioni, in entrambe avevo trovato l’episodio mediano sempre quello più debole. The Blind Banker in particolare lo reputo la puntata più noiosa e peggio scritta dell’intera serie. Un po’ meglio The Hounds of Baskerville, ma non di tanto.

Discorso diverso in questa terza stagione: qui sono addirittura due le puntate (apparentemente) da buttare. The Empty Hearse e The Sign of Three non mi hanno infatti convinto del tutto, soprattutto per quel loro squilibrio verso i toni della commedia a discapito delle fasi investigative, lasciate quasi in disparte. Mentre li guardavo continuavo a pensare tra me e me “ok, divertenti le battutine, esilaranti le gag e Mary è fantastica, davvero… però quando cazzo è che Sherlock e John smettono di flirtare e cominciano a indagare su qualcosa, per Diana?!”. Insomma, per salvare questa terza stagione occorreva un season finale di qualità elevatissima; e per fortuna His Last Vow lo è. Di più: His Last Vow è forse l’episodio migliore in assoluto di Sherlock, oltre che capace, da solo, di dare un senso alle prime due puntate attraverso un gioco di rimandi e incastri che ancora una volta dimostrano il talento narrativo di Steven “The Genius” Moffat.

Così, se nei primi due terzi di stagione eccomi innervosire per le trame (apparentementebis) inconsistenti, in questo finale di stagione mi sono trovato faccia a faccia con uno dei villain più affascinanti che mi sia mai capitato d’incontrare: Charles Augustus Magnussen. Un villain così sontuoso da fartelo odiare sin dal primo minuto sebbene, a conti fatti, per l’intera durata dell’episodio non commetta mai un solo reato (beh, a parte espletare i suoi bisogni nel caminetto di Sherlock, ma detto sinceramente ai tempi dell’università mi sono macchiato di reati ben peggiori). Perché, come dice lo stesso Magnussen, lui è solo un uomo d’affari, non un criminale. E forse è proprio questo il motivo che lo rende così pericoloso, tanto da riuscire a mettere in vera difficoltà il buon Sherlock e fregarlo per ben due volte di seguito.

Magnussen non è insomma un novello Moriarty. Non è un genio del male in grado d’elaborare machiavellici piani con cui umiliare i suoi nemici. Al contrario, la forza di questo personaggio è proprio la sua totale assenza di un piano, che è poi anche la ragione per cui alla fine della puntata sarà lui il vero vincitore morale.

Ed è qui che Moffat, con un vero colpo di genio, dà un senso quei primi due episodi (apparentementetris) lontani dal contesto canonico a cui ci eravamo abituati. Così, se in The Empty Hearse e The Sign of Three avevamo a che fare con uno Sherlock quasi (pardon, apparentementequadrisocomecavolosiscrive) umano, qui invece vediamo il ritorno del Sherlock più ambiguo a manipolatore delle origini. Tranne in una scena: quella dello scontro finale con Magnussen e della sconfitta di Sherlock. Sconfitta che, non a caso, viene ribaltata dal gesto più umano che possa esistere (ma dopotutto il bastardo gli aveva pisciato nel caminetto, quindi un po’ se lo meritava).

Insomma, a questo giro mi risulta davvero difficile trovare anche un solo difetto a un episodio costruito così bene in ogni suo aspetto, dalla sceneggiatura alla regia, passando per le interpretazioni dei personaggi (su tutti un Andrew Scott che, nel suo pur breve cameo, regala una vera lezione di recitazione). Con questo season finale Moffat e Gatiss non solo hanno dato vita al miglior Sherlock possibile, ma pongono anche nuove basi per lo sviluppo della serie. L’importante, ora che molte maschere sono state (apparentemente?) levate, è ricordarsi come mai come in questa serie nulla è quello che sembra. Diciamo pure che è tutta una questione di apparenza.

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2 thoughts on “Sunday Random (ovvero di volatili e caminetti pisciati)

  1. A me invece il villain di questa terza serie non ha entusiasmato. Ed il fatto che sia stato relegato in un unico episodio credo confermi che anche Moffat e Gatiss abbiano avuto la stessa impressione.
    Questa debolezza ha portato la serie a diventare addirittura più sherlockentrica di prima, il che non è di per sè un male, tranne quando si eccede un po’ con il fandom e le conseguenti venature umoristiche.

    PS: a mio avviso il miglior episodio dei 9 realizzati resta il primo. Lì si toccano vertici di poesia assoluta, e l’amalgama tra il canone di Canon Doyle e l’ambientazione moderna raggiunge la perfezione assoluta.

    ciao e complimenti per il blog!

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  2. Innanzitutto benvenuto.

    Riguardo Sherlock, mi trovi pienamente d’accordo su due cose.

    Innanzitutto che questa terza stagione è stata troppo sherlockcentrica e umoristica. Passare da un villain pressoché onnipresente (e carismatico, checché ne dicano coloro rimasti perplessi di fronte al ringiovanimento del personaggio) come Moriarty a uno che, in fin dei conti, appare per una manciata di minuti prima di lasciarci per sempre è un po’ destabilizzante e di certo non ha giovato al personaggio.

    In secondo luogo che l’episodio pilota era un capolavoro.

    Tuttavia, proprio per tali ragioni IMO His last vow è a sua volta un capolavoro di puntata. A study in pink infatti rappresentava la perfetta sintesi di tradizione e innovazione. Al contrario His last vow rappresenta un netto punto di rottura, soprattutto riguardo lo sfruttamento del personaggio di Mary; quasi un secondo pilot per certi versi. È vero che alla fine Magnussen è stato sfruttato troppo poco all’interno dell’economia generale della stagione (che rimane comunque la peggiore delle tre, anche se averne di serial con stagioni così “brutte”…), ma personalmente il suo essere geniale e infantile allo stesso tempo me l’ha fatto adorare.

    PS: E comunque pretendo che nella quarta stagione si torni a parlare del fantomatico terzo fratello Holmes a cui accenna Mycroft!

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