Sunday Random (ovvero di vaporteppa e robopacchi)

«Ma quindi è vero?»
«A quanto pare.»
«Però che figura di merda… Guarda, non so più cosa credere. Un giorno sono dei geni assoluti e il giorno dopo scopri che era tutta una montatura. Che poi, più che il fatto in sé, è il modo in cui è saltata fuori la verità a far sorridere. O piangere. Dipende dai punti di vista.»
«Chissà che fine farà ora…»
«Intendi economicamente?»
«No no, da un punta di vista “morale”. Non so come possa reggere il fatto di passare dall’essere considerato uno dei più grandi geni musicali viventi a un truffatore così, di punto in bianco. Sai, i giapponesi mica sono come noi occidentali.»
«Magari farà karakiri.»
«Si dice harakiri. E comunque il termine corretto è seppuku.»
«Sì, vabbé, stessa roba. Poi, dai, non stiamo a fare tanto i moralisti. Queste cose accadono anche dalle nostre parti.»
«Con l’unica differenza che se qui vieni beccato con le mani nella marmellata rischi una promozione tutt’al più.»
«Eccolo! Figurati se non saltava fuori il classico luogo comune italiano. Guarda che anche qui da noi non te la cavi mica se spacci opere altrui per farina del tuo sacco. Ti sei forse scordato di quel disegnatore beccato a fare copia-incolla dalle tavole di Miyazaki e compagnia bella? Come si chiamava?…»
«Giuseppe Ferrario?»
«Ecco, proprio lui. Se ti ricordi bene, quando scoppiò il caso la prima testa a cadere fu proprio la sua. Smettiamola quindi con questa storia che in Italia chi sbaglia non paga mai.»
«Sarà…»
«…»
«…»
«A proposito, ma che fine ha fatto Ferrario?»

(Per la cronaca, la parte iniziale fa riferimento a questa storia QUI. Riguardo Ferrario, beh, continua a disegnare per grosse firme; disegnare e ogni tanto anche copiare. Sapete com’è, le abitudini sono dure a morire…)

Vaporteppa

Vaporteppa

Martedì mattina era cominciata come una giornata qualunque: la stramaledettissima macchinetta del caffé che mi ciula 35 centesimi, l’e-mail personale invasa da miracolosi elisir per allungarmi il pene e da magnati africani disposti a regalarmi le loro fortune per non si sa quale motivo, l’e-mail di lavoro non molto differente, gente che alle otto del mattino mi manda SMS chiedendomi se voglio andare a vedere il nuovo film di Aronofsky che uscirà tra tipo due mesi e che comunque puzza di vaccata da un chilometro di distanza… Insomma, il solito. Fino a che, spulciando il feed di Faccialibro, non incappo in un messaggio di Antonio Tombolini che a sua volta rimanda a un post sul suo blog, QUESTO.

La mia prima reazione è stata qualcosa del tipo “Anto’, ma sei impazzito?” (non conosco Antonio di persona e negli anni ci saremo scambiati tipo due parole in croce sul suo blog, ma lo seguo da ormai così tanto tempo che mi permetto di dargli del tu). Aprire una casa editrice nel 2014, oltretutto in un paese culturalmente arido come l’Italia, sembrerebbe infatti un suicidio, ma Antonio non è l’ultimo degli arrivati. Così come non lo sono le persone di cui si sta circondando.

Pressoché contemporaneamente a quel primo messaggio, la mie bacheche di Faccialibro e Twitter vennero infatti invase da altri comunicati che, presi tutti insieme, davano l’idea di un progetto per nulla campato in aria. Uno di questi, quello che dà il titolo a questo capitoletto, faceva riferimento alla prima collana edita dall’Antonio Tombolini Editore: Vaporteppa.

Ok, una collana dedicata allo Steampunk e, più in generale, alla narrativa fantastica. Nulla di nuovo, giusto? Quindi perché emozionarsi così tanto? Perché questa volta non solo conoscevo di fama il nome coinvolto, ma anche di persona.

Ecco, l’ennesimo marchettaro! Bruciamolo!

Beh, non proprio. Non so ancora quale sarà la qualità di Vaporteppa o della Antonio Tombolini Editore in generale. Non dirò quindi di essere certo che Marco farà un lavoro sublime e che la sua sarà la miglior collana di fantascienza ever. Certo, ho buone ragioni per crederlo avendo in passato già avuto modo di “testare” il suo metodo di lavoro, ma prima ancora che fiducioso sono curioso di vedere Marco alle prese con la cosiddetta editoria ufficiale, dopo che per anni proprio quel mondo lo aveva deriso additandolo come un inetto (per usare un eufemismo), per poi fare figure di melma che più melma non si può non appena se ne è presentata l’occasione.

Per quanto da una parte invidi Marco per il traguardo raggiunto, dall’altra non vorrei mai trovarmi nei suoi panni. La responsabilità che lo aspetta è grande e non può davvero permettersi di sbagliare. Quindi più che una marchetta questo vuole essere un in bocca al lupo. Auguri, Duca, e che il Quattro sia con te.

PS: A proposito, ma è solo una coincidenza che la notizia sia saltata fuori proprio il 4 febbraio? Noi di Voyager pensiamo di no.

Our Robocop Remake

Our-Robocop-Remake

E se vi dicessi che il remake di Robocop (film che, per la cronaca, adoro alla follia) è a dir poco fantastico, mi credereste? Probabilmente no. E fareste bene. Probabilmente, perché in verità il film non l’ho ancora visto e tanto meno credo che andrò a vederlo visto che da quanto letto in giro sembrerebbe una monnezza tale da far rimpiangere persino Universal Soldier. Quindi no, non intendo buttare via setteeuriemmezzo solo per potermi fare Quattro risate in compagnia all’uscita dalla sala.

Ma allora perché prima ho scritto che il remake di Robocop (film che, per la cronaca, adoro alla follia, anche se forse questo l’ho già detto) è a dir poco fantastico, vi chiederete voi? La risposta è semplice: perché quasi sicuramente voi state pensando al film diretto da José Padilha, mentre io mi riferisco al vero remake dell’originale di Paul Verhoeven. Perché ne esiste un altro, non lo sapevate? E ora che lo sapete, qualcosa mi dice che vi starete chiedendo come ciò sia possibile. Beh, non so esattamente come tutto abbia avuto inizio, ma me lo immagino più o meno così…

Our-Robocop-Remake-7

NONAME TOWN, USA (o Canada… insomma, Nord America)
ANNO 2012 (o giù di lì, chi lo sa)

“…ed è così che Mr. Fluffy è potutto tornare tra le amorevoli braccia della sua padrona. Ma passiamo alla pagina degli spettacoli. Sembrerebbero farsi sempre più concrete le indiscrezioni che vedono Metro-Goldwyn-Mayer e Columbia Pictures interessate alla realizzazione di un remake di uno degli action movie più famosi e amati degli anni Ottanta: Robocop.”
John Smith alzò la testa dal suo modellino di ED-209 e fissò lo schermo del televisore. Il pennello gli scivolò dalle mani e cadde a terra, macchiando il pavimento di grigio.
“Nella giornata di ieri il pluripremiato regista brasiliano José Padilha, Orso d’Oro a Berlino con Tropa de Elite, ha infatti confermato l’avvenuta firma per prendere il posto che fu di…”
La voce della giornalista fu sovrastata dal main theme di Rock Shop di Basil Poledouris. John Smith si alzò dal tavolo e corse a rispondere al cellulare, senza però perdere di vista il televisore.
«L’ho appena sentito» disse John, ben sapendo a chi era associata quella suoneria e il motivo della telefonata.
«Alla fine quei figli di puttana l’hanno fatto davvero» rispose Markus Tyler, vecchio amico di John dai tempi del corso di fotografia all’università e delle maratone di Star Wars (trilogia originale). «Senti, non c’è tempo da perdere. Vediamoci “tu sai dove” tra un’ora. Avvisa più gente che puoi. Io farò lo stesso.»
«Che intenzioni hai, Markus?»
«La rivoluzione, John. La rivoluzione.»

Un’ora più tardi, come stabilito, John Smith raggiunse il luogo dell’appuntamento, un vecchio magazzino abbandonato in tutto e per tutto simile a quello dove Verhoeven aveva ambientato la scena della morte di Alex Murphy. Da più di vent’anni, ogni primo del mese, lui e gli altri membri del Roboclub si riunivano lì per rivedere in reverenziale silenzio il più grande film d’azione degli anni Ottanta, rigorosamente in VHS. Quel giorno però nel magazzino la folla era molto più numerosa del solito.
John Smith si guardò attorno, alla ricerca soprattutto di una persona: Katie O’Brien, sua vecchia fiamma da ancor prima d’entrare a far parte del Roboclub. La trovò che sistemava alcune sedie davanti al palco.
«Ciao Katie, ma che succede qui? Cos’è tutta questa gente?»
Katie lasciò stare le sedie e saltò al collo di John, abbracciandolo. «John, che bello sapere che ci sei anche te. Hai visto? Sono per lo più amici di Markus o suoi conoscenti. Lui li chiama “gli squadroni della morte”, ma non ho ben capito il motivo.»
John fece per aprire la bocca, ma proprio in quel momento Markus salì sul palco e alzò le braccia per attirare l’attenzione dei presenti.
«Molto bene, signore e signori, se ci siamo tutti vi pregherei di accomodarvi così da dare inizio a questa riunione speciale del Roboclub.»
In pochi secondi tutti o quasi i presenti trovarono posto. John si sedette a fianco di Katie, mentre alla sua destra si ritrovò un tizio mai visto prima con addosso gli stessi abiti indossati da Kurtwood Smith nei panni di Clarence Boddicker, modello di occhiali compreso. L’unica differenza erano una cinquantina di chili in più rispetto all’attore.
«Lasciate innanzitutto che vi ringrazi per la vostra presenza nonostante lo scarso preavviso, ma come di certo saprete la situazione è oltremodo grave. Ciò che più di ogni altra cosa temevamo alla fine si è avverato: un remake di Robocop.» Da qualche parte nella sala qualcuno gridò “morte ai porci di Hollywood”, ma fu subito zittito. «Mi rendo conto che tale notizia possa aver gettato nello sconforto più di uno, me compreso,» continuò Markus «ma ciò non ci deve impedire di reagire.»
«E cosa vorresti fare? L’ennesima inutile petizione su Change.org?» gridò William Novak dalle retrovie.
«No, amici miei. Nulla di tutto ciò. Intendo fare un’azione ben più incisiva ed estrema.» Nella sala calò il silenzio. «Intendo realizzare il nostro remake di Robocop
Per alcuni secondi nessuno disse nulla, pensando a una battuta di cattivo gusto.
«Lasciate che vi spieghi. Per anni siamo stati noi a portare avanti il mito di Robocop. Noi e le altre migliaia di fan sparsi nel mondo. Oggi ci vediamo però rubare quel ruolo da coloro che per primi non hanno mai mostrato rispetto verso i classici del passato. Sappiamo tutti a cosa andremo incontro restando fermi: nuove generazioni di fan in piena crisi ormonale che si approprieranno del nostro eroe senza nemmeno conoscerne le vere origini. Vedremo ragazzine con il poster di un falso Alex Murphy appeso alle pareti, negozi invasi da mille e più gadget (il robozaino, la robotazza, il robomouse)…» Markus si fermò un attimo per riprendere fiato e dare maggiore enfasi a ciò che stava per dire. «Rischieremo addirittura di vedere una nuova serie a cartoni animati!» Nel magazzino qualcuno scoppiò a piangere. «Come di certo avrete notato, quest’oggi siamo molti di più rispetto al solito. Mi sono infatti permesso di chiamare alcuni amici, registi professionisti che da anni diffondono gl’insegnamenti di Robocop con le loro opere. Tuttavia, il film che intendo realizzare con loro e soprattutto con voi non vuole essere soltanto un omaggio al capolavoro di Verhoeven. No, amici miei, quello che voglio realizzare è un remake così brutto ma così brutto da schifare chiunque lo vedrà, ponendo per sempre la parole fine sul nostro eroe.»
Silenzio.
Fu di nuovo William Novak ad alzarsi e parlare. «Markus, da quanto ci conosciamo? Vent’anni? E in tutto questo tempo quante volte ti ho contraddetto? Te lo dico io: nessuna. E lo sai perché? Perché ti considero una persona degna di rispetto ancor prima che un fan Robocop con la F maiuscola. Tuttavia, lasciatelo dire: questa è l’idea più stronza che abbia mai sentito in vita mia.» Più d’uno applaudì alla parole di William Novak. «Insomma, Markus, vorresti davvero farmi credere che, per difendere Robocop e allo stesso tempo protestare contro la merda di remake che le major stanno per realizzare, il tuo piano consiste nel girare una merda ancor più fumante? Ti rendi conto che tutto ciò non ha alcun senso? Mi spiace, ma non ho intenzione di partecipare a questa follia.»
William Novak fece per uscire, imitato da molti altri tra i presenti.
Fu a quel punto che John Smith balzò in piedi e raggiunse Markus Tyler sul palco. «E invece Markus ha ragione!»
Tutti si fermarono nel sentire la voce di John.
«Markus ha detto una cosa giusta prima: se staremo fermi a guardare l’unica cosa che otterremo sarà l’ennesimo stupro di un’opera che amiamo, e così facendo ci renderemo complici di quel reato!» John spostò lo sguardo su ognuna delle decine di persone presenti nel magazzino, fino a che il suo sguardo non s’incrociò con quello di Katie. «Ma non vi rendete conto che Robocop è in verità già morto?» riprese John. «Il primo colpo l’ha ricevuto con Robocop 2 e quell’assurda idea di piazzare il cervello di uno psicopatico all’interno di una macchina assassina. Poi è stato il turno di androidi ninja e robot volanti. E come se ciò non bastasse sono seguite una delle peggiori serie TV di sempre e un cazzo di cartone animato. Dio santo, come fate a non capire che Robocop è ormai un malato terminale? Realizzando questo film non andremo a offenderne la memoria. Al contrario il nostro sarà un gesto d’amore, un gesto di compassione, l’ultimo addio al film che oggi è stato in grado di riunirci tutti insieme in questo magazzino! Perché se esiste al mondo qualcuno che ha diritto a rovinare questo film, allora quel qualcuno siamo noi!»
Per alcuni secondi nessuno disse nulla, fino a che dal fondo del magazzino giunse il suono di due mani che applaudivano. Era William Novak. «Lasciatelo dire, John: sei proprio un gran figlio di puttana. Ma hai ragione. E allora così sia. Faremo questo dannato film. Ma se proprio dobbiamo dire addio a Robocop, allora dovremo fare le cose per bene e girare non un brutto film, ma il film più brutto della storia dei film brutti. Un film con… non so… dei playmobil al posto degli attori
«Sì, esatto, è proprio questo lo spirito!» disse Markus. «E anche… anche delle marionette
«E la scena della discoteca trasformata in un videogioco!» disse John.
«E quella della morte di Alex fatta a mo’ di musical!» disse Katie.
«E un’armatura in gommapiuma!» propose qualcun altro.
«E gente che mangia spaghetti senza motivo!» disse un altro ancora.
«E tanti peni
Tutti nella sala si girarono verso il tizio vestito da Boddicker.
«Beh, che c’è? Lo vogliamo rovinare questo film si o no?»
I presenti tornarono a fissare Markus. «Oh, al diavolo. Ma sì, mettiamoci dentro anche decine di uomini col bigolo di fuori!»
L’intero magazzino scoppiò in un boato di gioia. C’era chi piangeva, chi si abbracciava, chi lanciava in aria le mutande con il logo della OCP.
«Ce l’abbiamo fatta, John» disse Markus, dando il cinque all’amico. «Finalmente abbiamo trovato il coraggio di cambiare davvero il mondo.»
John sorrise, ben sapendo che la parte difficile cominciava adesso. A partire da Katie. «Hai ragione Markus. Questo è quello che ci è mancato per tutti questi anni: coraggio. E a tal proposito ho deciso di smetterla di nascondermi. Ho intenzione di confessare i miei sentimenti a Katie!»
Markus piegò le labbra in un sorriso forzato. «Ne sei proprio sicuro. Sai, non so se è proprio una buona idea.»
«Ma che stai dicendo, Markus? Certo che è una buona idea!»
«Se lo dici tu…» Markus fece un cenno della testa verso la prima fila, dove Katie O’Brien stava effettuando una laringoscopia al sosia grasso di Boddicker.
John Smith rimase a fissare la sua amata in stato catatonico, fino a che Markus non lo risvegliò appoggiandogli una mano sulla spalla.
«Su, dai. Poteva andare peggio.»
«Tipo?»
«Beh, almeno non sta limonando con il sosia di Dick Jones.»
John ci pensò su un attimo. «Sì, forse hai ragione.»
«Vedi? Bisogna sempre pensare al lato positivo delle cose. Senti, ti va di andarci a vedere un film?»
«Uno di quelli dove i cattivi vengono lanciati fuori dalle finestre?»
«Qualcosa del genere.»
«Per me va bene. Hai già in mente qualche titolo che possa fare al caso?»
«Forse uno sì…»

Our-Robocop-Remake-8

Non so se sia davvero andata così quando gli oltre cinquanta registi del progetto Our Robocop Remake hanno deciso di dare alla luce questo film, ma mi piace pensarlo. Mi piace pensarlo perché davvero questo esperimento rappresenta un atto d’amore verso Robocop, più di qualsiasi altro remake o reboot ufficiale. Al di là delle scene nonsense, del cattivo gusto di certi passaggi e del collage di stili, questo film mostra una conoscenza dei pregi (ma anche dei limiti) della pellicola originale che solo i veri fan possono avere. Chi non ha mai amato Verhoeven non ci vedrà altro che la brutta copia di uno Scary Movie qualsiasi. Ma chi invece è cresciuto a pane, robot e anni Ottanta ci troverà il più genuino remake di sempre.

A proposito, l’ho già detto che adoro alla follia Robocop?

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4 thoughts on “Sunday Random (ovvero di vaporteppa e robopacchi)

  1. Grazie per la segnalazione!
    Fortunatamente con l’editoria ufficiale avrò a che fare il meno possibile: il progetto creato da zero fuori dai circuiti ufficiali è proprio per non sporcarsi con i miasmi di stupidità di un mondo editoriale che disprezza i propri clienti perfino mentre affonda, lamentandosi intanto che nessuno degli insultati aiuta ad azionare le pompe per drenare l’acqua e a richiudere le falle!

    Noi siamo tra gli insultati, solo che invece di ammirare con compiacimento lo spettacolo dal molo, abbiamo affittato un piccolo piroscafo e giriamo attorno al grosso veliero facendo le pernacchie. ^_^

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  2. Noi siamo tra gli insultati, solo che invece di ammirare con compiacimento lo spettacolo dal molo, abbiamo affittato un piccolo piroscafo e giriamo attorno al grosso veliero facendo le pernacchie.

    Sono questi i momenti in cui rimpiango che WordPress.com non abbia una funzione “+1” per i commenti.

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