Sunday Random (ovvero di addii e film scemi, ma scemi forte)

«Quindi tu ritieni Lo hobbit un brutto film, giusto?»
«Esatto.»
«Per via degli effetti speciali pacchiani, della sceneggiatura idiota e della recitazione a cazzo di cane…»
«Corretto.»
«Mentre i vari Iron Sky, Toxic Avenger, Jesus Christ Vampire Hunter e film sparsi della Asylum sarebbero dei capolavori…»
«Certo.»
«Ma pure quelli hanno effetti speciali pacchiani, sceneggiature idiote e recitazione alla cazzo di cane!»
«Con la sola differenza che un conto è un film brutto che crede di diventare bello attravero brutte scelte in fase di produzione, un altro è un film brutto per la precisa volontà di essere brutto, e che come tale diventa bello.»
«…»
«…»
«Eeeh?!»

Doctor Who – The Time of the Doctor

Cover-The-Time-of-the-Doctor

Caduta spoiler

ATTENZIONE!
CADUTA SPOILER

Se il me stesso del passato Quattro anni fa avesse incontrato il me stesso del futuro (cioé del presente) e quest’ultimo gli avesse detto che Matt Smith è stato un grandissimo Dottore, molto probabilmente il me stesso del passato avrebbe preso a schiaffi il me stesso del futuro. Perché è inutile che adesso facciamo tutti finta di nulla: al passaggio di testimone tra Russel T. Davies e Steven Moffat, tutti gridammo allo scandalo nel vedere un attore con la faccia da ragazzino e il ciuffo ribelle nei panni del nostro personaggio preferito. Tutti. Sì, anche tu là in fondo che fingi di guardare fuori dalla finestra.

Solo che nel frattempo  quel ragazzino è cresciuto, i lineamenti si sono fatti meno infantili (merito anche della saggia decisione di rendere il suo look progressivamente più retrò) e gli episodi meglio costruiti attorno alla comicità slapstick di Smith e alla figura di un Dottore più “violento” rispetto a quelli del passato. Anche su questi aspetti c’incazzammo come bisce, scordandoci che Doctor Who è una serie basata sul cambiamento.

Poi il 25 dicembre arriva l’ormai classico special di Natale e quella semplicissima regola ci viene ricordata ancora una volta. Di più: ci viene tatuata sulla fronte attraverso uno stratagemma narrativo allo stesso tempo semplicissimo e capace da solo di stravolgere l’intero futuro (o passato? e il presente dove lo mettiamo?) della serie. Una cosa è certa: che lo amiate o no, Steven Moffat è uno sceneggiatore con le palle di titanio. E persino io, che tranne rari casi non ho mai amato gli special natalizzi, oggi mi trovo a dire che l’episodio dell’altra sera è stato tra i più belli di una stagione che ha preso il volo solo dopo la comparsa della Coleman (so che quello che sto per dire porterà parecchie teste d’asino sul mio zerbino, ma Karen Gillan in questa settima stagione mi aveva veramente stancato).

The Time of the Doctor è un episodio fatto, ancor più che nel passato, di tanti, piccoli dettagli, citazioni e colpi di genio, dalla scelta di un campanile come centro dell’azione al famoso “gesto” di Quattro, passando per il Tardis usato come forno per cucinarci un tacchino. E poi la Chiesa del Papal Mainframe, gli Angeli Piangenti che emergono dal terreno come zombie, il Dottore rapato a zero, il Cyberman di legno e l’addio di Handles (vero momento strappalacrime della puntata). Tanta, tanta roba, a cui si somma la chiusura perfetta non solo dell’arco narrativo di Undici/Tredici, ma anche delle storie legate alla frattura nello spazio tempo e ai Silenti, protagonisti rispettivamente della quinta e sesta stagione, quasi una prova di forza di Moffat verso chi lo accusa di non saper gestire gli archi narrativi lunghi, come invece faceva Davies.

Ma soprattutto, come già successo in The Day of the Doctor, Moffat decide di non risolvere un mistero con un altro mistero, fornendo anzi una spiegazione limpida e logica (o quasi), a prescindere che piaccia o meno. Non è quindi un caso che l’episodio si svolga all’interno di un’area dove chiunque è costretto a dire la verità. Un altro sberleffo nei confronti dei detrattori? Può essere. Dopotutto in questi anni Moffat ci ha abituati alla sua vena da Master Troll.

Kung Fury

Il 27 dicembre su Faccialibro leggo questo messaggio: “Ha tutte le premesse per essere il film più bello degli ultimi 175 anni”, seguito da un video. Al che io penso, “Sì, vabbé, che sarà mai?”. Sarà che in effetti quel video apparteneva davvero a quello che potrebbe diventare il più bel film degli ultimi 175 anni. E non osate fare i puntigliosi, intesi?

Il fatto è che il trailer di Kung Fury contiene tutto quello che un film dovrebbe contenere: gente brutta che si mena, auto sportive che spiccano il volo, valchirie seminude, divinità giganti (pure loro seminude), nazisti esperti in arti marziali, viaggi nel tempo attraverso il Power Glove (sì, quello della Nintendo), hacker con i baffi, poliziotti con tono di voce così rauco da sfiorare il rutto, cabinati di vidogiochi che si trasformano in robot assassini e persino un T-Rex. Sono certo che se i fratelli Lumière dovessero fare una capatina dall’oltretomba e incappassero nel trailer di Kung Fury , come minimo si metterebbero a piangere lacrime di commozione, perché questo è il vero cinema!

Al diavolo i film d’impegno sociale di Moore, chi se ne frega dei dialoghi raffinati della Bigelow, che si fottano le scenografie mozzafiato di Ferretti. Io voglio vedere valchirie armate di uzi in groppa a dinosauri che vanno a spaccare il culo al Führer, pardon al Kung Führer! E non fate i timidi: tanto lo sappiamo entrambi che in fondo al cuore è la stessa cosa che volete anche voi.

Se poi voleste anche contribuire a quest’orgia di awesomeness, sappiate che si tratta di un progetto finanziato tramite Kickstarter (QUI il link alla relativa pagina). La cifra totale richiesta è di 200.000$. Che sono già stati raggiunti. In 48 ore. E mancano ancora 27 giorni alla chiusura della campagna. E se al termine di questo periodo sarà raccolto almeno un milione di dollaroni, Kung Fury da film di mezz’ora distribuito gratuitamente su Internet si trasformerà in un vero e proprio lungometraggio. Insomma, rischiamo seriamente di trovarci di fronte allo Star Citizen dei film scemi che più scemi non si può. Anzi, anche meglio: in Star Citizen non ci sono i T-Rex.

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