Old Gamer’s (a)War(ds) 2013

OGA13

Quattro sono le certezze a dicembre: le cene con i parenti, la fatidica domanda “hai progetti per l’ultimo?”, l’oroscopo di Paolo Fox e soprattutto le classifiche di fine anno. E chi siamo noi per andare contro le tradizioni? Nessuno. Ecco quindi il meglio (e un pizzico del peggio) giocato, visto e letto nel corso del 2013 dal sottoscritto. E sottolineo giocato, visto e letto. Non sorprendetevi quindi se trovate anche qualche titolo uscito non proprio negli ultimi 12 mesi, intesi?

PREMIO
Eri Mio Fratello Anakin, Ti Volevo Bene!

Cover-The-Cave

Sulla carta la reunion di Ron Gilbert e Tim Schafer dopo oltre vent’anni di lontananza avrebbe dovuto provocare un’esplosione di figaggine (scusate il tecnicismo) senza precedenti. In verità ciò che ne è uscito fuori è una mediocre avventura grafica di cui tra pochi anni quasi nessuno si ricorderà più. Non che The Cave sia brutto. Diciamo piuttosto che è un titolo con tante discrete caratteristiche, ma nessuna in grado di spiccare: umorismo sottotono e limitato alle battute (non sempre felici) della voce narrante, enigmi spesso di una semplicità disarmante, livelli disegnati in maniera approssimativa sia dal punto di vista prettamente estetico sia per quanto concerne la loro costruzione e via discorrendo.

Proprio il level design è forse la caratteristica peggiore. Per quanto l’idea di creare livelli risolvibili in maniera diversa a seconda dei personaggi selezionati sia encomiabile, il risultato è tutt’altro che positivo. Le parti “in comune” sono infatti noiose e con intere aree vuote che fanno solo perdere tempo tra uno spostamento e l’altro (vedi la sezione ambientata sui carrelli della miniera, in assoluto la peggiore), con una maggiore attenzione rivolta ai passaggi dedicati ai singoli personaggi, dove invece si raggiungono vette d’eccellenza (notevole ad esempio la sezione basata sui viaggi temporali, ma da whovian quale sono qui era come giocare in casa).

A ciò si aggiungono tanti piccoli difetti a livello di programmazione, a partire dall’assurda pesantezza del Buddha Engine (anche se a leggere QUESTO post sul forum della Double Fine non è chiarissimo se il motore grafico utilizzato sia il Buddha o il Brutal Engine). Non è infatti possibile che il mio computer, che tutto è tranne che un mostro di potenza, riesca a reggere Trine 2, uno dei giochi artisticamente più belli di sempre, al massimo livello di dettaglio, mentre sia costretto a giocare The Cave a 720p e con le ombre disattivate. Rom, Tim, mi spiace davvero tanto, ma questa volta avete toppato in pieno.

2° POSTO: Gunpoint
Tom , corri a cercare un bravo
level designer. Subito! Ora! Raus!

3° POSTO: Legend of Dungeon
Il mio amore verso la pixel art
mi si è rivoltato contro.

PREMIO
Maschio Alpha

Cover-Kerbal-Space-Program

Solitamente tendo a evitare i cosiddetti “early access”, un po’ per il rischio che poi il prodotto non arrivi a destinazione, un po’ perché è sempre difficile giudicare un gioco incompleto. Tuttavia, seppur ancora castrato di parecchie caratteristiche (a partire dal sistema economico che in futuro dovrebbe gestire le fasi di ricerca e produzione), Kerbal Space Program è già allo stato attuale uno dei migliori simulatori spaziali in circolazione.

Non fatevi ingannare dai buffi protagonisti: questo non è un gioco per gente con poca pazienza o che cerca esperienze più immediate. Prima di riuscire a padroneggiare l’accurato motore fisico passerete ore, anzi giorni a sperimentare soluzioni ingegneristiche sempre più elaborate. Ma quando finalmente riuscirete ad atterrare su Mün (e possibilmente a fare ritorno su Kerbin sani e salvi), ah la gioia che proverete. Vi sentirete dei novelli Neil Armstrong e a quel punto comincerete a pensare ancora più in grande, perché il vero gioco sarà appena iniziato.

Ciò che rende Kerbal Space Program un’esperienza unica non è insomma l’accuratezza a livello simulativo, quanto il senso di libertà che è in grado di donare. La filosofia di base è quella del “se lo puoi immaginare, allora lo puoi fare” (che poi la soluzione da voi pensata sia efficiente dal punto di vista aerospaziale è tutto un altro discorso). E non aspettatevi suggerimenti, bonus o power-up a facilitarvi la vita. Kerbal Space Program non farà nulla per aiutarvi, perché questo è e rimane un simulatore difficile, dannatamente difficile, ma mai disonesto; e ogni volta che vi andrete a schiantare al suolo saprete che la colpa è sempre e soltanto vostra.

2° POSTO: Interstellar Marines
Un FPS con squali mutanti
a quattro zampe. Ho detto tutto.

3° POSTO: Arma III
“Tranquilli, questo spiazzo senza
coperture è sicuriss…” HEADSHOT!

PREMIO
Solo Una Partita, Poi Giuro Che Stacco

Cover-Race-The-Sun

Qual è il gioco che causa il più alto tasso di tossicodipendenza? A inizio anno avrei detto “Che domande, Hotline Miami”. Ma Hotline Miami ha la brutta tendenza a tornare al desktop dopo un po’ di partite, il che è particolarmente irritante quando ciò ti obbliga a riniziare un livello dall’inizio. Così a luglio avrei consigliato “Rogue Legacy tutta la vita”. Ma Rogue Legacy ha un livello di difficoltà così elevato da far spesso impazzire lo sfanculometro. Così a ottobre avrei gridato “Corri a comprare Spelunky”. Ma Spelunky negli ultimi livelli fa sembrare anche Rogue Legacy un giochino per poppanti. E quindi? E quindi la rispota oggi è un’altra: Race the Sun.

Badate bene: non è questione che Race the Sun sia più semplice degli altri titoli sopra elencati, anche perché non lo è affatto. Quando vuole questo gioco sa essere un vero bastardo; ma un bastardo corretto, che non sbatte subito in faccia il suo alto tasso di difficoltà, ma anzi addestra il pilota poco alla volta, con una serie di livelli iniziali persino rilassanti grazie a quel loro appeal grafico minimalista e le musichette accattivanti. In tal senso Race the Sun mostra un’attenzione all’esperienza di gioco superiore a qualsiasi Hotline Miami, Rogue Legacy o Spelunky, pur senza vantarne la complessità, dimostrando anzi come si possa realizzare un prodotto d’eccellenza partendo da una base semplicissima, per non dire banale.

2° POSTO: Spelunky
Snakes! I hate snakes!

3° POSTO: Rogue Legacy
Uno dei roguelike Il roguelike
più bastardo mai provato.

PREMIO
Air Guitar Hero

Cover-Hotline-Miami

Me ne rendo conto: qui si vince facile. Ma non è colpa mia se Hotline Miami gode di una delle migliori colonne sonore di sempre (e vi assicuro che è stata dura resistere alla tentazione di scrivere “la miglior colonna sonora di sempre”). Così come non è nemmeno colpa mia se sia nell’estetica che nelle musiche questo gioco si rifà a uno dei miei film preferiti di sempre, il mai troppo apprezzato Drive. Aggiungiamoci che in generale l’elettronica è il genere musicale che preferisco, ed ecco fatto.

Al di là di tutto, resta il fatto che canzoni come Crystals, Hydrogen o Knock Knock (in assoluto la mia preferita) sono di una bellezza tale da averle inserite in praticamente qualsiasi gioco moddabile possibile. Se poi a voi la musica elettronica fa proprio cagare, amen. Sappiate però che siete delle brutte persone, anche più del sottoscritto.

2° POSTO: Brütal Legend
Brütal Legend è come Skyrim; solo fatto bene
e con una colonna sonora con i controcazzi.

3° POSTO: Far Cry 3: Blood Dragon
Nessuno mi toglierà mai dalla testa l’idea che Blood Dragon
era il vero gioco che Ubisoft voleva realizzare sin dall’inizio.

PREMIO
Mindfuck

Cover-Antichamber

Come si fa a descrivere Antichamber? Un puzzle game? Un trattato di geometria non euclidea in bit? L’0pera visionaria di un fan di Escher? Il risultato di una notte di baldoria a base di superalcolici e psicofarmaci? Forse ho trovato: Antichamber è un gioco che prima ancora di essere giocato vuole giocare lui con voi e con la vostra percezione dello spazio tridimensionale.

Che dite? Non ci avete capito una mazza? Tranquilli, in verità nemmeno io so bene cosa ho scritto, però suonava bene. Mettiamola così allora: Antichamber è un gioco che vi costringerà a rivedere il vostro tradizionale approccio agli enigmi. Non è solo questione di spremersi le proverbiali meningi, ma di capire che nulla è mai come e soprattutto dove appare, geometricamente parlando.



Mmh, no. In effetti anche così la situazione non migliora…

2° POSTO: The Stanley Parable
Le pippe filosofiche di Matrix
a The Stanley Parable fanno una pippa.

3° POSTO: Fez
Un gioco geniale creato
però da un emerito idiota.

PREMIO
Non Sto Piangendo,
Mi È Solo Entrata Una Bruschetta Nell’Occhio

Cover-Gone-Home

Il sottoscritto reputa Dear Esther una “cagata pazzesca” (cit.), e questo l’ho già detto in passato. Così quando venni a conoscenza di quello che sembrava a tutti gli effetti un clone bello e buono della cagata di cui sopra, il mio livello d’eccitazione si aggirava tra lo sbadiglio e la grattata al sedere. E non perché non ami il genere, quanto perché temevo gli stessi errori d’impostazione e incongruenze del titolo dei The Chinese Box. Per fortuna mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso.

La forza di Gone Home risiede nella sua libertà d’approccio, per quanto ciò possa apparire paradossale in un titolo così guidato e dalla durata di un’ora scarsa (al massimo due se proprio vogliamo esplorare ogni anfratto dell’abitazione). Un giocatore disattento ci vedrà infatti soltanto la storia di una ragazza che torna a casa dopo una lunga assenza e che cerca di risolvere il mistero legato alla sparizione dei genitori e soprattutto della sorella minore. Ma questa è solo la crosta. In verità Gone Home è una storia fatta di scoperte, più che di ricerche, e spetta soltanto al giocatore decidere cosa scoprire. Nulla c’impedisce di procedere come dei treni fino al finale, ma così facendo ci perderemmo quello che è il vero dramma raccontato.

La genialità di questo gioco è come la ricostruzione del mistero proceda di pari passo con la distruzione dell’illusione familiare, con un padre e una madre (e soprattutto uno zio, vera figura centrale della storia) che poco alla volta perdono i loro ruoli rassicuranti per assumere connotati sempre più cupi e meschini. E alla fine, se saprete leggere bene tra le righe, scoprirete che la storia dietro gli aguzzini è molto più triste di quelle delle vittime.

2° POSTO: Papers, please
Il gioco preferito dai nostalgici dell’URRS.
Ora con il 30% di Comunismo in più!

3° POSTO: To the Moon
Perché bisogna essere morti dentro
per non commuoversi nel finale.

PREMIO
Gioco Troppo Bellerrimo Ma Anche Più

Papers,-please

Ha forse un motore grafico rivoluzionario? No.
Le meccaniche sono quanto di più originale mai visto? Men che meno.
È un gioco con un sacco di cose da fare e mai ripetivo? Quando mai!
E allora perché Papers, please è il mio gioco dell’anno?

Per il suo equilibrio.

Come ho già avuto modo di spiegare qualche tempo fa, a una prima occhiata Papers, please appare come una banale variante di Indovina chi, quando in verità rappresenta uno dei migliori esempi di sempre di “fusione” tra giocatore e interfaccia. Lucas Pope ha volutamente creato un gioco ripetitivo al solo scopo di creare un’esperienza straniante e portare così il giocatore a una piena identificazione nel personaggio. Anzi, di più: qui è il personaggio a trasformarsi nel giocatore, e non il contrario.

Papers, please è insomma più un esperimento di psicologia che un gioco vero e proprio. Un esperimento pienamente riuscito per quanto mi riguarda e che esemplifica in maniera perfetta la mia idea di gameplay “invisibile” applicato all’elemento narrativo.

2° POSTO: The Stanley Parable
Di nuovo secondo?
Sì, di nuovo secondo.

3° POSTO: Don’t starve
L’unico gioco che vi farà
amare alla follia i bufali.

PREMIO
Anche Mio Cuggino Legge I Mangoni

Cover-2-Moonlight-Mile

Sarà che è l’ultimo manga letto in ordine temporale. Sarà che sono ancora gasato dalla comparsa di un certo personaggio. Sarà quello che volete, ma se in questi giorni m’incontrate per strada e mi chiedete un consiglio su cosa leggere, allora la mia risposta sarà una sola: Moonlight Mile.

Era dai tempi di Gantz che un manga non mi prendeva così tanto. Con l’unica differenza che Gantz già dopo pochi numeri ha cominciato a puzzarmi di opera spremuta fino al midollo per tirarla il più a lungo possibile (e infatti si è visto come è andata a finire), mentre Moonlight Mile dopo quindici volumi riesce ancora a farmi venire fame (a tal proposito, se qualcuno fosse a conoscenza di dove poter reperire i volumi successivi, non importa se in lingua inglese, mi farebbe un immenso piacere).

Pur prediligendo le storie surreali quando si parla di fumetti e animazione giapponese, l’opera di Yasuo Ohtagaki è riuscita a far breccia nel mio arido cuoricino con il suo perfetto equilibrio tra verosimiglianza degli eventi e cafonaggine dei protagonisti. Un vero peccato quindi che questa serie rischi di non vedere mai la fine, visti gli impegni dell’autore con l’universo di Gundam.

Ah, e comunque se m’incontrate per strada, meglio se non mi fate quella domanda: rischiereste di venire trascinati in un pippone di due ore sulla magnificicenza di questo manga.

2° POSTO: MPD Psycho
Forse un po’ tirato per le lunghe ormai, eppure
continua a intripparmi come pochi altri manga.

3° POSTO: Elfen Lied
Pippe mentali su razzismo ed eugenetica
condite da tette random. Che volete di più?

PREMIO
Boobies In Motion

Cover-Kill-la-Kill

Che poi questo sarebbe il premio al miglior anime dell’anno, però siamo onesti: qualcuno sà dell’esistenza di anche un solo anime giapponese in cui non ci siano gnocche con le zinne di fuori? Io no.

E a chi poteva andare questo premio se non a Kill la Kill? Non solo per la presenza di tonnellate di boobies (sempre sia lodato San Fanservice), ma anche perché si tratta a tutti gli effetti di un’opera che, al pari di Sfondamento dei cieli Gurren Lagann, è destinata a lasciare il segno nella storia dell’animazione giapponese.

Delle caratteristiche principali di questo anime ne ho già parlato nella prima puntata del Sunday Random, quindi non starò a ripetermi. Aggiungo solo che, giunti come siamo a metà stagione, Imaishi e Nakashima stanno rispettando appieno quanto promesso; anzi, stanno regalando ai loro fan persino qualcosa in più. A ogni nuovo passo nel folle universo di Kill la Kill quelle che molti definirebbero semplici “puttanate” si stanno rivelando le basi su cui costruire una trama sempre meno banale. E così, tra combattimenti coreografati alla perfezione, personaggi surreali e citazioni a più non posso (geniale quella de Le bizzarre avventure di JoJo), Kill la Kill non può che vincere a mani basse questa categoria.

2° POSTO: Evangelion 3.0 – You Can (Not) Redo
E ora come faccio a resistere X anni per sapere
come (se?) andrà a finire la storia? Come?!

3° POSTO: Sword Art Online
Perché un anime sui videogiochi in un blog che parla
(prevalentemente) di videogiochi era d’obbligo.

PREMIO
Orsetti Gommosi & Chinotto

Cover-Gravity-+-Pacific-Rim

Ci ho provato. Davvero, ci ho provato con tutte le mie forze, ma non c’è stato verso: proprio non riesco a decidere chi meriti lo scettro di miglior film dell’anno tra Gravity e Pacific Rim. Il fatto è che il primo parla alla mia testa, mentre il secondo và dritto al basso ventre (perché alla fine è inutile girarci attorno: Pacific Rim è un porno per nerd e otaku).

È vero: se dovessi basare il mio giudizio sull’impatto che tali pellicole avranno sulla storia del cinema, forse Gravity vincerebbe. Con questo film Cuarón ha infatti riscritto per la seconda volta il modo d’intendere la macchina da presa e il montaggio. Non credo che attualmente esista al mondo anche un solo altro regista o tecnico della fotografia con il medesimo talento. Anzi, togliete il “credo”: è così e basta. E chi se ne frega se poi i suoi film sono poveri a livello di trama. A me pochissimo, e non perché sia un elemento che non m’interessi (tutt’altro) ma perché è un elemento che non cerco nelle pellicole di Cuarón.

Stesso discorso con Pacific Rim. Quando sono entrato in sala a vedere il giocattolone di Guillermo del Toro, in cambio dei miei 12€ di biglietto (fottuto 3D) volevo robottoni che prendevano a pizze in faccia mostri giganti (pardon, kaiju), che è poi esattamento quello che ho ricevuto. Volevo anche battute tamarre e personaggi tanto steretipati quanto cafoni. Avuti pure quelli. Ero così esaltato da aver chiesto a Babbo del Toro persino una scena di assemblaggio del robottone prima di una missione. E anche quella è arrivata, assieme tanta altra roba (ma davvero tanta) da far piangere sangue dall’emozione. È vero: non sono uscito dal cinema con una nuova visione del mondo o colmo di chissà quale rivelazione filosofica. Però cavolo se mi sono divertito in quelle due ore.

2° POSTO: La grande bellezza
Gente che lo critica per la trama inconsistente
e che non capisce che questo è un film sul nulla.

3° POSTO: Django unchained
Ma è il bigolo di Jamie Foxx quello che s’intravede?
[inclina la testa per osservare meglio]

PREMIO
In Mutande Sul Divano

Cover-Breaking-Bad

Siamo onesti: che sarebbe finita come è andata a finire lo sapevamo tutti sin dalla prima puntata. Sì, magari qualche dettaglio inaspettato c’è stato durante il percorso, ma nella sostanza non credo ci sia nessuno al mondo che possa gridare alla sorpresa. Una delusione, quindi? Assolutamente no, anche perché altrimenti Breaking Bad non si troverebbe al primo posto di questa categoria.

Ciò che ha reso, rende e renderà per sempre straordinaria questa serie è il fatto che anziché immaginarsi ribaltamenti di scena tanto inaspettati quanto assurdi (sì, Dexter, ce l’ho proprio con te), Breaking Bad è rimasto fedele a se stesso, mantenendo per 5 stagioni un ingranaggio perfettamente oliato e (quasi) mai banale. Perché in fondo quando giochi con la chimica non puoi inventarti nulla, ma puoi solo seguire le leggi che la governano.

Insomma, per quanto mi riguarda, uno dei serial migliori mai visti, il primo a farmi veramente emozionare dopo Battlestar Galactica.

2° POSTO: Orange is the New Black
L’avete snobbata per l’anomalo metodo di distribuzione?
Beh, alla fine OitNB aveva ragione e voi torto.

3° POSTO: Mad Men
Poteva forse mancare una serie come questa per un amante
della grafica editoriale qual è il sottoscritto? Naaa.

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