Psi*Run #2 (ovvero di croci USB, cammelli e WC teletrasportati)

Psi-Run

Schede dei personaggi? Check.

Scatola promossa a urna per l’estrazione dei segnalini? Check.

Bicchiere di Will E. Coyote? Check.

Gatta ancora sul trolley di S? Check.

Tutto è ormai pronto. S dà quindi il via alla partita, essendo dei tre quello che conosce meglio il regolamento, oltre che nostro master di fiducia. Una cosa che non avevo detto la scorsa volta è infatti che, a differenza di altri giochi di ruolo narrativi (vedi Fiasco, giusto per citare l’esempio forse più noto), in Psi*Run uno dei giocatori assume il ruolo di master, il cui scopo è sia quello di marcare i confini della storia, sia di controllare attivamente gli inseguitori. Se infatti è pur vero, come vedremo più avanti, che le azioni degli inseguitori sono direttamente legate alle scelte dei giocatori-personaggi, lo è altrettanto che per rendere la storia interessante occorre una figura imparziale in grado di fare da collante. È questo un aspetto molto importante del gioco e sul quale tornerò di certo più avanti. Ma per il momento, che la storia abbia inizio!

NOTA: Chiedo preventivamente venia a S e L se ho ricamato alcuni passaggi. Ho comunque fatto in modo di mantenere intatti tutti i passaggi fondamentali (o almeno credo… la mia memoria fa veramente schifo).

Greeting GIF

Lo confesso: non so che immagini mettere per spezzare questa serie di articoli, quindi aspettatevi tonnellate di GIF.

Mi sveglio tra i rottami di una carrozza dell’hyperloop di Dubai precipitata nel mezzo di uno dei parchi cittadini. Non ho idea di come faccia a sapere che quella in cui mi trovo è proprio Dubai, e tantomeno la ragione per cui mi trovo qui. L’unica cosa che so è che ho un terribile mal di testa. A fatica mi rialzo in piedi e osservo la mia immagine riflessa in un frammeto di vetro. Non sembro ferito, anche se ho il volto attraversato da alcuni graffi all’altezza di occhi e fronte.
…dio che male…
Mi giro di scatto alla ricerca di chi ha parlato, ma ho difficoltà a intuire la direzione della voce. È come se questa si fosse generata direttamente nella mia testa, oltretutto provocandomi nuove fitte di dolore.
Un altro rumore alla mia destra, questa volta reale.
Tra i resti di alcuni seggiolini vedo una ragazzina con i capelli tinti di blu che cerca di rialzarsi.
«Ehi, tutto bene?» le domando mentre corro ad aiutarla afferrandola sotto le spalle.
«Non mi toccare, pervertito del cazzo!» fa lei, divincolandosi.
«Nervosetta, eh?»
«Fatti gli affari tuoi. E poi ti sembra che vada bene?»
«Oook, qualcuno a quanto pare oggi non si è preso le sue pilloli…»
Una nuova fitta di emicrania mi trapassa la testa facendomi quasi perdere l’equilibrio.
«O… occhiali…»
«Che hai detto?»
«I miei occhiali… Hai visto i miei occhiali da sole?»
«Ma tu solo domande idiote sai fare? Cosa vuoi che ne sappia io di dove sono i tuoi occhiali.»
Non so cosa mi trattenga dal darle uno schiaffo (o anche due), ma in questo momento sentro che ritrovare…

IO: Ehm, Master, devo fare una qualche sorta di tiro di percezione per ritrovare i miei occhiali?
S: Guarda che non siamo mica in D&D qua. Piuttosto, vedete di sbrigarvi, che vi ricordo che in questo gioco lo scopo è fuggire dai vostri inseguitori.
IO: Sì, ma questo i nostri personaggi ancora non lo sanno.
S: Giusto. Sarà allora il caso che intervenga io…

…sento che ritrovare i miei occhiali è la cosa più importante da fare.
«Perché non provi a chiedere a lui?»
«Chiedere a chi
La ragazzina alza un braccio e indica la testa della carrozza. Seduto al posto di guida c’è un tizio con la testa fracassata sulla console di comando.
A piccoli passi mi avvicino al cadavere. Il pavimento e ricoperto di vetri e bulloni saltati.
«Già che ci sei chiedigli anche a lui se va tutto bene» grida la stronzetta.
In tutta risposta alzo il dito medio.
Raggiunta la postazione di guida l’emicrania aumenta d’intensità, ma non ci faccio caso. La mia attenzione è infatti tutta sugli occhiali da sole stretti tra le dita dell’autista. Senza troppi riguardi, afferro la mano del cadavere e glieli strappo, facendo così cadere il corpo a terra.
Alle mie spalle spunta la ragazzina. «Ci tieni proprio a quegli occhiali…»
«E tu ci tieni proprio a rompere il cazzo ogni trenta secondi.»
«Si fa quel che si può. Piuttosto, quello cos’è?» La mocciosa si piega sulla ginocchia e indica una croce di metallo che spunta fuori dal petto del cadavere, all’altezza dello sterno. «Sembra quasi un gioiello, ma non vedo la catenella.»
Spinto da non so quale spirito d’iniziativa tocco la croce con un dito, ma questa non si sposta. «Dio santo, ‘sto tizio si è fatto fondere una croce al petto!»
«Ma smettila di dire stronzate. Da quando in qua agli arabi vanno in giro con una croce sul petto?»
«Guarda che non è mica una croce cristiana, quella.»
«Ma è pur sempre una croce, sapientone. E poi non lo vedi che c’è un leggero spazio tra il metallo e la carne? È come se…» La mocciosa prende la croce tra due dita e fa forza verso l’alto.
Con un click la croce si stacca dal petto dell’uomo, rivelandosi una sorta di chiavetta USB collegata a un connettore elettrico nascosto nel petto.
«Ok, questo è decisamente più folle di un arabo con una croce fusa alla carne.»
«Io me ne preoccuperei dopo, mr. occhiali da sole. A quanto pare abbiamo compagnia.»
All’esterno un folto gruppo di persone sta raggiungendo la carrozza, mentre da lontano giungono delle sirene. Parole confuse si…

S: Fermo! Se vuoi usare il tuo potere per capire cosa si stanno dicendo gl’inseguitori devi fare una prova.
IO: Vedi allora che è come in D&D?
S: No, perché qui decidi tu come distribuire i punti da assegnare alle varie azioni.
S mi porge la scatola in cui abbiamo messo i segnalini, ognuno dei quali presenta un numero che va da 1 a 6.
S: Estraine 5 e scarta quello con il valore più basso. Quindi distribuisci i numeri ottenuti all’interno della tabella dei rischi. Ci sono quattro sezioni, o almeno questo sono quelle che ci interessano per ora: ferite (per decidere se il proprio personaggio rimane ferito durante l’azione e come), flashback (ovvero il recupero o meno di un ricordo), obbiettivo (ovvero la riuscita o meno dell’azione prefissata) e potere (che stabilisce l’impatto nel mondo di gioco della propria azione). A seconda poi di come distribuirai i segnalini, gli effetti che ne conseguiranno potranno essere narrati direttamente da te, piuttosto che da un altro giocatore o dal master.
IO: Quindi non ho un pieno controllo sul mio personaggio.
S: Esatto. Solo i punteggi massimi ti permettono di narrare per conto di te stesso, altrimenti dovranno essere gli altri a farlo al tuo posto. Si tratta di un sistema che penalizza non solo con un malus oggettivo come può essere il fallimento dell’azione o il rimanere feriti permanentemente, ma anche andando a muovere la storia del tuo personaggio seguendo binari imprevisti.
Ascoltata la spiegazione, eseguo quanto richiesto. Come prima estrazione devo dire che non mi va per nulla male. Riesco così sia a evitare che gl’inseguitori guadagnino terreno nei nostri confronti, sia a recuperare uno dei miei ricordi…

…Parole confuse si fanno largo nella mia testa, inframmezzati a visioni del mio passato.

Sono in un sexy shop. Il locale è praticamente vuoto, fatta eccezione per il proprietario e un’avvenente ragazza che parlotta con lui.
…recupero…
Il mio sguardo s’incrocia con quello della ragazza. Mi sorride. Poi fa segno di seguirla. I miei piedi si muovono.
…croce…
Nel retro del locale ci sono alcune cabine per il peep show. Entro in una a caso e inserisco una moneta. La tendina rossa si alza e attraverso il vetro divisorio vedo la ragazza di prima in reggiseno e perizoma. Per la prima volta nella mia vita non sento nessuna voce.
…catturare…
Lo spettacolo è finito. Esco dalla cabina con ancora due bottoni dei pantaloni slacciati, quando me la ritrovo davanti, nuda. Senza dire una parola, la ragazza si avvicina e mi dà un bacio sulla guancia. Poi mi prende le mani e mi passa un bigliettino da visita del sexy shop con su scritto a penna un numero di telefono e il suo nome: Angelique.
…vivi o morti…

Istintivamente faccio un passo indietro. «Mi sa che siamo nei guai…»
«Stai scherzando, spero. Quelle persone sono qui per salvarci!»
«No, non è così. Sono qui per noi; ma per catturarci…»
«Tu sei pazzo…»
«Forse, ma per ora devi fidarti di me. Ascolta: non so dirti il perché, ma sento delle voci nella mia testa, in continuazione. E le voci che arrivano da quella gente non sono per niente rassicuranti.»
«E allora cosa dovremmo fare secondo te?»
La verità è che non ne ho la più pallida idea. «Dobbiamo trovare un posto dove fuggire; possibilmente senza farci notare.»
«Tipo quel vicolo oltre la fine del parco?»
«Mi prendi per il culo? Si trova esattamente nella stessa direzione dei tizi che parlano nella mia testa!»
La mocciosa piega le labbra in un ghigno. «E dove sarebbe il problema?»
E senza darmi il tempo di ribattere mi afferra per un braccio…

S: Quindi anche te ora vuoi usare il tuo potere?
L: Sì. Voglio provare a teletrasportarci entrambi nel vicolo oltre il parco.
S: Ok. Estrai i tuoi numeri, allora.
L chiude gli occhi e afferra cinque segnalini. Questa volte la sorte è un po’ meno benevola. L è quindi costretta a rinunciare al recupero di un suo ricordo per permetterci una fuga indolore.

Il tempo di uno starnuto e dai rottami della carrozza ci ritroviamo nel vicolo indicato solo pochi secondi prima dalla mocciosa.
«Sei stata tu?»
«No, figurati. È stata la fatina dei denti. Anzi, si è anche voluta scusare per il ritardo di vent’anni.»
«Oddio, ho bisogno di un chupito…»
«Terra chiama idiota. Terra chiama idiota. Siamo nei quartieri arabi di Dubai se non te ne sei accorto. La cosa più alcolica che troverai qui è piscio di cammello.» Quindi la mocciosa si avvia verso quello che ha tutta l’aria di un bar. «Comunque non so voi tossici, ma per quanto mi riguarda mi accontento di un buon tè caldo.»
Un altro vaffanculo silenzioso – tanto sono io quello che legge i pensieri, dei due – e le vado dietro. Mentre mi faccio largo tra la gente, noto che alcune telecamere di sorveglianza sono rivolte verso di noi.

Ci sediamo a uno dei tavoli sul fondo del locale, in una posizione che ci permetta di controllare sia la strada che l’ingresso.
«Ok, facciamo il punto della situazione. Tu ti ricordi qualcosa?»
«Intendi di prima dell’incidente?» La ragazzina scuote la testa. «No, nulla.»
«Però sapevi di poterti teletrasportare.»
«Non è che lo sapevo. Lo sentivo. Una sorta d’istinto. Te invece? Qualche flash dal passato?»
Mi ricordo solo allora della breve visione avuta mentre ascoltavo le voci della folla. Infilo le mani nelle tasche dei pantaloni e subito trovo il bigliettino da visita. Faccio per tirarlo fuori, ma in quel momento arriva il cameriere.
«Sai parlare l’arabo?» domando.
«Io no. E tu?»
«A dire il vero non so nemmeno quale lingua stiamo parlando in questo momento…»
Il tizio comincia a guardarci male, e così aprò il menu e ordino due cose a caso. Il cameriere alza un sopracciglio e se ne va.
Una volta tornato al bancone, tiro fuori il biglietto e lo appoggio sul tavolo.
«Ahah! Allora avevo ragione quando dicevo che eri un pervertito!»
«Stà zitta. Questo biglietto potrebbe essere l’unico punto di contatto con il nostro passato.»
«Vorrai dire con il tuo. Io non frequento certo posti del genere.»
«A dire il vero per quanto ne sai potresti lavorare proprio in posti del genere. Ah, no, scusa. È impossibile: tette piccole.»

Burn GIF

«Quindi fammi capire, simpaticone: tutto quello che abbiamo è il biglietto da visita di un sexy shop? Un sexy shop qui, a Dubai?»
«Ti sorprenderesti a scoprire che genere di locali sono sorti a Dubai dopo la fine della Grande Guerra Mediorientale. Nei quartieri fortificati in mano al Conglomerato Euro-Asiatico puoi trovare locali che persino ad Amsterdam riterrebero “sconvenienti”.»
«Quindi quale sarebbe il grande piano? Chiamare la tua focosa…» La mocciosa prende in mano il biglietto. «…Angelique
«Forse, ma non ora.»
«E perché?»
Con la testa faccio segno di guardare verso il bancone del bar. Su una delle mensole un televisore sta mandando in onda le immagini del luogo dell’incidente da cui siamo fuggiti. A un certo punto la giornalista passa un filmato in cui si vedono il sottoscritto e la ragazzina all’interno della carrozza, per poi scomparire pochi istanti dopo.
«Siamo nei guai?»

IO: Ok, è tempo di usare i miei poteri. A me i segnalini!
S: Che vuoi fare?
IO: Ovvio: scandagliare il locale alla ricerca di chiunque possa aver visto il filmato e stia ora pensando qualcosa del tipo “ehi, quei due li ho già visti”.
S: Vorrei ricordarti che il tuo personaggio non capisce un’acca di arabo.
IO: Vero, però le parole sono la traduzione codificata di pensieri che si muovono anche su altri canali, come le immagini. Se una persona sta pensando a noi, allora avrà anche i nostri volti fissi nella testa. Eh, sono o non sono un genio?
S: Ora non esagerare, o alla prossima sessione di D&D ti tolgo due punti all’intelligenza. E ora estrai, che è meglio.
Ancora una volta la fortuna mi premia permettendomi di leggere nella testa altrui senza provocare danni collaterali e di guadagnare anche un altro ricordo…

Sono a casa di Angelique. Mi saluta con un bacio. Mi fa entrare.
…televisione…
L’appartamento è ampio e luminoso. Anche troppo per una che ti mestiere fa vedere le tette in un lurido peep show.
.
..visto?…
Sono seduto sul divano. Parliamo di musica. Cerco di convincerla che i Judas Priest sono la più grande band di tutti i tempi. Lei sorride. Mi bacia. Poi sento qualcosa pizzicarmi dietro al collo.
…sono loro…
Bianco. E freddo. Sono disteso sul lettino di un ospedale. Delle persone mi osservano da oltre un vetro. Tra loro c’è Angelique.
…in fretta!…

«Allora, siamo nei guai?»
Senza rispondere afferro la mano della ragazzina e la trascino in bagno.
«Oh, ascoltami bene. Non so cosa tu faccia con le troie che frequenti di solito, ma guarda che io…»
«Sta zitta e pensa a usare il tuo potere!» le ordino, mentre chiudo a chiave la porta.
«E dove vorresti andare? Non so se l’hai notato, ma questa stanza non ha finestre e non posso teletrasportarmi in nessun posto che non conosca già.»
«Cosa? E me lo dici solo ora?!»
«Non mi pare che tu me l’abbia chiesto.»
«Oh cazzo, cazzo, cazzo… Ok, pensa Malthus, pensa.» Tolgo la chiave dalla toppa e mi abbasso per guardare. Dall’altra parte intravedo il cameriere che parla con qualcuno al telefono, mentre un paio di tizi poco raccomandabili si piazzano davanti alla porta, in attesa che usciamo. «Fanculo, siamo bloccati…»
«Se magari la prossima volta chiedessi prima di decidere di tua iniziativa…»

S: tic-toc, tic-toc, tic-toc…

«Ho trovato! Non hai lasciato il biglietto da visita sul tavolo, vero?»
«No, ce l’ho qui in…»
Subito glielo strappo di mano. «Ok, guarda: qui sul fronte del foglietto c’è l’immagine e l’indirizzo del sexy shop. Può bastare?»
«Non sarai serio, spero?»
«Hai un’idea migliore?»
«Mi stai davvero chiedendo di teletrasportarci in un posto dove non sono mai stata e che posso solo intravedere in una foto di tre centimetri per tre?»
«Puoi o non puoi, cazzo?!»
La mocciosa sembra incerta. «D’accordo, proviamoci.»

IO: Bene, L. Il futuro delle nostre chiappe mutanti è tutto nelle tue mani.
L infila la mano nella scatola ed estrae i numeri. Ma questa volta il tiro è un disastro, con solo un cinque e poi tutto il resto dal tre in giù.
IO: Oh cavolo… Stavolta siamo messi male.
L: Non ho scelta: posiziono il cinque nella casella degli obiettivi per permetterci di fuggire, ma rinuncio ancora una volta al recupero di un ricordo e scateno il mio potere. Inoltre mi ferisco per la durata della sessione e lascio che gli inseguitori guadagnino una casella nei nostri confronti. A voi due la palla. Come intendete far andare gli eventi?
S ed io ci scambiamo uno sguardo d’intesa.
S: Oh, tranquilla. Ho in mente una trovata fantastica…

Evil smile GIF

Appoggio le mani sulle spalle della mocciosa e chiudo gli occhi, sperando con tutto il cuore che il piano funzioni. La mia paura più grande è che durante il teletrasporto una parte di me venga “dimenticata” nel punto di partenza. O che i nostri corpi si fondano. O ancora che…
«Fatto.»
Riapro lentamente gli occhi, ritrovandomi però nello stesso identico posto di prima.
«Scusa, cosa avresti fatto di preciso?»
«Ho usato il mio potere por portarci via dal bar.»
«A me non sembra.»
«Ah sì? E dimmi: senti ancora le voci del cameriere e degli altri clienti nella tua testa?»
La mocciosa ha ragione: non sento nulla. Nulla tranne un rumore di auto in movimento e di clacson. Apro allora la porta, per scoprire che non solo la mocciosa ci ha davvero teletrasportati davanti al sexy shop, ma con noi ha portato l’intero cesso del bar.

つづく

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