Orfani #2 (ovvero di cliché, WTF, limonate e statue di Peppa Pig)

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PREMESSA N°1
Questo sarà l’ultimo articolo dedicato interamente a Orfani. Purtroppo non ho la rapidità di scrittura di un Dr. Manhattan e pertanto ho deciso di dedicare gli articoli principali del blog esclusivamente a quei materiali che di volta in volta riterrò davvero validi; e Orfani per ora non appartiene minimamente a questa categoria. Ci tenevo però a tornare su un paio di punti già espressi nel precedente articolo, così da completarli. Con questo non sto dicendo che non parlerò mai più del fumetto curato da Recchioni e Mammucari. Diciamo piuttosto che in futuro raccoglierà tutte le letture/visioni “minori” o che non necessitano di lunghe disquisizioni all’interno di mini articoli domenicali. Ma non da questa settimana, visto che probabilmente Domenica 24 sarà riservata a un “compleanno”. Perché sì, mi piace contraddirmi, e se c’è qualcosa che il festeggiato in questione mi ha insegnato è proprio che le menzogne non sono poi così tanto male.

PREMESSA N°2
A differenza del precedente articolo, che era prevalemente “for the lulz”, a questo giro eviterò gli spoiler a manetta. Anche se, ora che ci penso, pure questo articolo sarà molto for the lulz… E a dire il vero conterrà qualche spoiler… Ma pochi, lo giuro!



L’ho già detto che mi piace contraddirmi?

Detto ciò, siete pronti a una nuova mirabolante avventura tra alieni imbecilli e umani cazzoni?

Diamo subito una risposta alla Domanda con la D maiuscola: questo secondo numero di Orfani è migliore o peggiore del precedente?

Beh, a giudizio del sottoscritto Non per odio ma per amore è in buona parte migliore di Piccoli spaventati guerrieri. Attenzione però, perché bisogna subito sottolineare due aspetti. Innanzitutto non è che ci volesse molto a realizzare qualcosa di anche solo minimamente migliore del numero introduttivo. La seconda è che comunque anche questo secondo volume si piazza di diritto nella Top Ten delle cose peggiori lette quest’anno; e quest’anno ho letto l’ultimo numero di Gantz, giusto per rendere l’idea di ciarpame con cui ho avuto a che fare (e per evitare fraintendimenti, il sottoscritto ritiene il Gantz pre-Katastrophe uno dei seinen più belli di sempre).

I problemi rimangono sostanzialmente gli stessi del primo numero, e così a una resa grafica di prima categoria (seppur con un design generale privo di qualsivoglia guizzo d’originalità) continuano a fare da contraltare dialoghi banali e scene WTF. Anzi, se possibile le scene WTF si sono pure moltiplicate. Ecco quindi una… Classifica-Orfani-WTF

3° POSTO: LA CITTÀ TELETRASPORTATA
Immaginate di trovarvi su di un pianeta lontano anni luce dalla Terra, completamente desertico, con un nemico capace d’eludere qualsiasi tipo di scansione e (apparentemente) in grado di rendersi invisibile. Cosa fareste voi in una situazione del genere? Beh, io come minimo manderei a fanculo l’intelligence terrestre per non aver preso in considerazione l’opzione “nuclearizziamo il pianeta e tanti saluti a ET”. Certo, 5 minuti più tardi finirei davanti a un plotone d’esecuzione, ma quello è un altro discorso.

Per fortuna la squadra degli Orfani ha le idee ben chiare, e così Cicciopasticcio/Red Ranger decide di andare a fare una “battuta di caccia” in compagnia di Barelylegal/Yellow Ranger (sì sì, lo so, ho cannato il mio toto orfani; addio sacchetto formato famiglia di orsetti gommosi, sigh…), e per dare poco nell’occhio decidono di muoversi a bordo di due quad.



E lanciare qualche mortaretto ogni tanto no?

Presto però scopriamo che la scampagnata è solo una scusa per ben altri tipi di “battute”. Lasciata la base operativa, Cicciopasticcio e Barelylegal decidono infatti di fottersene della missione e di mettersi a limonare duro (fa piacere sapere che il futuro dell’umanità è in mano a ‘sti stronzi). Ma la vera scena WTF deve ancora arrivare.

Nel mezzo di un turbinio di lingue e saliva, un’intera città aliena si teletrasporta nella vallata. E sottolineo TELETRASPORTA! Nel leggere questa scena mi sono immaginato Recchioni mentre la sceneggiava: “Mmh… Potrei far comparire la città all’improvviso… Magari posso inventarmi una qualche forma di campo di forza che devia i raggi solari, rendendola visibile solo in determinati orari… No, no, troppo mainstream. Ma allora cosa… Trovato! Dico che la città si è completamente teletrasportata e poi la passo per una citazione! Dio, che figata!”

Già, una vera figata… Talmente figa da essere doppiamente stupida come trovata. Perché non solo questo genere di botte di culo sono un cliché che ha veramente rotto il cazzo dopo duemila e passa anni di narrativa, ma fa oltretutto risultare gli alieni dei perfetti imbecilli. Non saprei infatti come definire altrimenti degli esseri che, pur in grado di annientare pianeti ad anni luce di distanza e di eludere i sensori nemici rendendosi sostanzialmente invisibili, quando si tratta di teletrasportarsi su di un pianeta disabitato scelgono gli unici cento metri quadri “pattugliati” (o qualcosa del genere) dal nemico. No, davvero, complimenti signori alieni.

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Cliché, cliché everywhere… (gambetta alzata compresa)

2° POSTO: LA MISSIONE D’INFILTRAZIONE
Dunque, la città aliena è appena comparsa. D’istinto verrebbe da dire “mo’ chiamo una delle astronavi terrestri in orbita e faccio sganciare una bella nuclearozza su quei figli di puttana”, ma per una volta tanto Cicciopasticcio ne azzecca una e applica il silenzio radio per paura che le loro comunicazioni possano essere intercettate. I nostri eroi optano allora per una missione d’infiltrazione allo scopo di rapire un alieno per poi studiarne la biologia una volta tornati alla base. Finalmente una scena con un senso, verrebbe da dire!

‘Sto cazzo.

Perché nel vocabolario di Barelylegal “missione d’infiltrazione” vuol dire muoversi armata di minigun da un quintale. E di lanciarazzi. Doppio lanciarazzi.



La mandate a ‘fanculo voi o ci penso io?

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Sorvoliamo sul peso di armi e tuta (gli Orfani sono pompati di steroidi), resta il fatto che agghindati così come cazzo si fa a passare inosservati?

1° POSTO: IL SILENZIO RADIO
Sarò sincero: questa scena mi ha divertito, e in effetti è palese che sia stata concepita anche come sketch comico. Il problema è che le premesse da cui parte sono, tanto per cambiare, di una stupidità tale da farti venire voglia di prendere il fumetto e lanciarlo fuori dalla finestra.

Questa la scena. Siamo nel mezzo della missione “d’infiltrazione” e tutto procede per il meglio. La città aliena sembra deserta, quando a un certo punto Cicciopasticcio e Barelylegal incappano in un folto gruppo d’alieni riuniti attorno a…

(ok, potrei spoilerare questo dettaglio, ma visto che è una delle poche trovate originali l’unica trovata originale dell’intero fumetto, eviterò di farlo; piuttosto diciamo che…)

…Cicciopasticcio e Barelylegal incappano in un folto gruppo d’alieni riuniti attorno a una [STATUA DI PEPPA PIG ALTA CINQUANTA METRI]. La visione della [STATUA DI PEPPA PIG ALTA CINQUANTA METRI] è così sconvolgente che Cicciopasticcio (che ricordiamo essere a capo di una squadra d’élite che più élite non si può) si lascia andare a un’esclamazione di sorpresa, con l’ovvio risultato di attirare su di sé l’attenzione di un gigalione di alieni. Parte a questo punto la più classica delle scene di fuga, riassumibile nel video sotto riportato.

E se pensavate che fosse questa la scena WTF per eccellenza, aspettate, perché il bello deve ancora arrivare!

Circondati da millemila alieni, Cicciopasticcio e Barelylegal decidono finalmente di chiamare i rinforzi. Il problema a questo punto è solo uscire dalla città prima che questa venga rasa al suolo dalle truppe alleate. Per fortuna gli alieni sono dotati dello stesso livello intellettivo dei bot di Assassin’s Creed e così non attaccano mai più di uno alla volta. Il livello di tensione è così elevato che i due orfani si mettono pure a parlare dei cazzi loro, con Cicciopasticcio che coglie il romanticismo della situazione per porre a Barelylegal quella domanda che tutte le donne vorrebbero sentirsi dire nel mezzo di una carneficina. Sì, proprio quella domanda:

Cicciopasticcio: “Se sopravviviamo, stasera mi lasci fare finalmente del sesso anale?”
Barelylegal: “Ma se lo facciamo già tutte le settimane.”
Cicciopasticcio: “Intendo dire non da passivo.”
Barelylegal: “Vabbé, ma solo questa volta. Poi dalla prossima si torna a strap-on e vestitini da marinaretta, intesi?”

Ed ecco che parte la gag! Perché il buon Cicciopasticcio (che ricordo per l’ennesima volta essere il leader della squadra überaddestratten dell’esercito terrestre) si è infatti dimenticato di richiudere il canale di comunicazione una volta chiamati i rinforzi, e così ora tutti alla base sanno che Barelylegal [DARÀ IL CULO A CICCIOPASTICCIO]!

E giù tutti a ride’! HAHAHAHAHAsperocrepiatetuttiHAHAHAHAHA

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Piccolo blooper innocuo: Cicciopasticcio che si riflette nel casco di Barelylegal nonostante si trovi in verità al suo fianco.

Mi rendo conto che leggendo queste righe ci si possa chiedere come sia possibile che il secondo numero risulti migliore del primo. Le ragioni sono principalmente due.

La prima è che le scene sopra descritte sono comprese in un’area relativamente ridotta dell’albo, con le restanti 60 pagine circa prive di grosse idiozie. Magari qualche dialogo bruttino, d’accordo (oddio, in verità tutti i dialoghi di Orfani sono bruttini), ma comunque nessun’altra scena WTF.

La seconda è che la costruzione di Non per odio ma per amore risulta molto meglio bilanciata di quanto non fosse in Piccoli spaventati guerrieri. Una delle principali critiche mosse al primo volume (anche tra coloro che l’hanno apprezzato) era infatti di avere una prima e una seconda parte del tutto scollegate tra loro. Al contrario, in questo secondo volume abbiamo un tema portante (quello della vendetta) che si sviluppa in maniera coerente per 98 pagine. E anche se ciò mi è costato un sacchetto formato famiglia di orsetti gommosi, devo ammettere che l’idea di affidare a Barelylegal la tuta simil corazza giapponese risulta perfetta visti certi rapporti sviluppatisi tra la ragazza e un’altro personaggio (e questa volta non spoilero proprio nulla, và che bravo).

Purtroppo però rimangono tutte le mie perplessità in merito a dialoghi piatti (IMO tra i peggiori mai letti in un fumetto), personaggi stereotipati e trama banale al pari di una puntata di Sentieri, ma quantomeno va reso atto a Recchioni di aver saputo gestire molto meglio i tempi narrativi.

La vera fortuna di Orfani rimane però l’eccezionale team di disegnatori e coloristi. In particolare ho apprezzato i tanti, timidi tentativi di rottura dell’ormai classica gabbia bonelliana (vedi pag. 41), del tutto assenti nel primo numero. Certo, ancora ben poca cosa considerando che per più di un anno Orfani è stato spacciato come la rivoluzione del fumetto italiano, ma che ci volete fare: di ‘sti tempi ci si accontenta di poco.

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