Orfani #1 (ovvero di mocciosi, grosse tette e lucine sui caschi)

Orfani-cover-1Per lungo tempo il blog di Recchioni è stato uno dei miei punti di riferimento in fatto di recensioni cinematografiche. In pratica se al RRobe un film piaceva da matti io già sapevo che a me avrebbe fatto cagare, se invece lo schifava correvo subito a mettermi in coda per i popcorn e gli orsetti gommosi. Non che questo accadesse sempre, sia chiaro, ma la bilancia pendeva decisamente verso una netta divergenza di gusti.

A voler essere onesti, negli ultimi tempi questa cosa accade un po’ più di rado, non so dire se perché i gusti di Recchioni siano migliorati o siano i miei a essere peggiorati. O entrambe le cose. E comunque anche quando ci troviamo d’accordo sul valore o meno di una pellicola, lo è quasi sempre per motivi diversi. In effetti più che per quello che scrive, Recchioni mi piace per come lo scrive. E attenzione: per uno come il sottoscritto che antepone sempre la forma1 al contenuto quando si parla di narrativa (qualsiasi forma di narrativa) questo è il miglior complimento che potrei fare.

Detto questo, un paio di sere fa, durante la canonica passeggiata con quadrupede peloso al seguito, mi sono preso la mia bella copia di Orfani, e ultimata la lettura ero confuso. Parecchio. Troppo.

Confuso non certo dalla trama (semplicissima, quasi banale), quanto dalle sensazioni contrastanti che questo primo volume mi ha provocato. Sarò sincero: l’impatto iniziale, espresso anche in chat con un amico, è stato di avere tra le mani una “mezza cagata”. Perché è indubbio che questo primo numero mi abbia deluso, e pure tanto. Mi aspettavo la rivoluzione e alla fine mi sono trovato di fronte a un’opera tanto mediocre in alcuni suoi aspetti, quanto esaltante in altri. Ma andiamo con ordine…

ATTENZIONE!!!
SEGUIRANNO SPOILER A MANETTA E CAZZATE VARIE
(SOPRATTUTTO CAZZATE)

La storia comincia in un parco giochi di Barcellona, dove un uomo porge a un bambino un orsacchiotto di peluche. Potrebbe essere il padre, ma anni di Studio Aperto e CSI mi hanno insegnato che è sempre cosa buona e giusta pensar male dei maschi bianchi caucasici, quindi non c’è dubbio: si tratta di un pedofilo! Ma il bambino è fortunato: qualcosa attira l’attenzione generale, distraendo anche il maniaco. Peccato solo che quel “qualcosa” è in verità un raggio d’energia tachionica della potenza di quasi duemila megatoni. E così il bucolico parco giochi si trasforma nel set di Terminator 2, e tanti saluti al bambino, al pedofilo e a un sesto della popolazione terrestre.

Orfani-esplosione

“Su, non fare il timido. Ti assicuro che l’anal è la fine del mondo.”

Passa qualche giorno e una squadra di salvataggio arriva in città. Qui un soldato vede il corpo di un ragazzo sotto delle macerie e lo estrae. Oddio, in verità non è che lo “estrae”, visto che in una vignetta sta guardando i resti di un palazzo e nella vignetta successiva tiene il corpo tra le braccia. Nessuno sforzo, nessuna parete da spostare. Diciamo allora che ‘sto scansafatiche di un ragazzino (da me subito rinominato Cicciopasticcio) stava dormendo sotto un cartone e la facciamo finita, che è più credibile. Comunque subito dopo i soldati decidono che un sopravvissuto basta e avanza e decidono di andarsene. Mi sembra giusto: trovi una zona in cui c’è almeno un sopravvissuto e tu che fai? Ovvio, te ne vai di lì!

"Che famo? Ce ne annamo?" "Sì, annamocene, che gli straordinari tanto nun ce li pagano."

“Che famo? Ce ne annamo a bere ‘na birretta?”
“Sì, annamocene, che gli straordinari tanto nun ce li pagano.”

La storia si sposta di nuovo avanti di qualche giorno. Questa volta siamo in una base militare, dove la sorella di Nick Fury (tale Jsana Juric, da me subito rinominata Tettegrosse Furyc) e il cugino giappo di Jocelyn ci regalano il primo spiegone del fumetto, e con esso una piccola perla. Rivolgendosi a un gruppo di ragazzini sopravvissuti al disastro, tra cui anche Cicciopasticcio, Tettegrosse esclama a pieni polmoni:

“[gli alieni, ndr] Hanno trasformato in un cratere fumante quasi metà del nostro pianeta, compromettendone la stabilità in maniera irreversibile… Ma non sono riusciti ad annientare voi. E questo è stato il loro primo errore.”

Il livello di frasefattosità di questo passaggio è così elevato da evocare nella stanza lo spirito di Steven Seagal, il quale emerge da sotto la scrivania e guarda con disapprovazione il fumetto stretto tra le mie mani, mentre sottobraccio regge un barattolo di ali di pollo da 5kg. Poi, così come è arrivato, se ne va.

Mi sa che i chili erano anche 10...

Ok, mi sa tanto che i chili erano anche 10…

A questo punto Tettegrosse Furyc decide di fare un bello scherzone a ciò che rimane della razza umana: divide i ragazzi in piccoli gruppi a seconda del luogo di provenienza, li carica su degli aerei e li fa mollare in mezzo alla foresta obbligandoli a trovare da soli la strada di ritorno alla base. Che sagoma, eh! Dopotutto è logico: quando l’umanità viene decimata in un solo colpo da una pericolosissima razza aliena, molto meglio istituire una nuova edizione di Giochi Senza Frontiere, anziché imbottire chiunque passi a tiro di steroidi e andare a rompere il culo a ET!

Niente, è più forte di lei: Tettegrosse deve usare frasi fatte a ogni costo.

Niente, è più forte di lei: Tettegrosse deve usare frasi fatte a ogni costo.

Facciamo così conoscenza dei sette “piccoli spaventati guerrieri” del titolo di questo primo volume. Oltre a Cicciopasticcio abbiamo: Oreo, Jekician, Palladilardo, Amandaliar e infine Barelylegal e suo fratello Sotuttoio, che da subito assume il ruolo di cagacazzi di leader, firmando così una cambiale con la Morte. E infatti Tettegrosse Furyc, mentre è impegnata a bombarsi Joceling, decide di fare un nuovo scherzone e libera un Orso Radiocomandato Mattel™ che subito attacca i ragazzini, e tanti saluti a Sotuttoio. La situazione sembra volgere al peggio, ma i sei poppanti sopravvissuti riescono a uccidere la bestia escogitando il piano più stupido mai concepito da mente umana: prendere l’orso a sassate per accecarlo di rabbia e farlo cadere da un dirupo. E se ve lo state chiedendo, la risposta è no, questa volta non sto scherzando: il piano è davvero questo. Sì sì, lo so: tutto ciò non ha alcun senso, ma – ehi – è una cazzo di citazione, quindi chi se ne frega! Ed è così che Cicciopasticcio, Oreo, Jekician, Palladilardo, Amandaliar e Barelylegal riescono a tornare alla base. Cipsters e chinotto per tutti!

Ah, una piccola nota: Barelylegal e Sotuttoio vengono presentati come originari di Lisbona, mentre tutti gli altri sono spagnoli. Ora, non so voi, ma l’ultima volta che ho controllato in Spagna e Portogallo si parlano due lingue diverse…

Stacco.

È passato un numero imprecisato di anni e centinaia di soldati si risvegliano su di un’astronave, più precisamente dentro delle capsule criogenichevattelapesca. Vediamo anche il ritorno di Tettegrosse Furyc (nel frattempo scesa di grado, da MILF a Granny) nel mezzo di un giardino zen vestita con abiti tradizionali giapponesi, come nella migliore tradizione hentai. E qui anche il lettore più stronzo capirebbe che si tratta di una realtà virtuale impiantata nella testa dei soldati per comunicare con loro, ma Tettegrosse pensa bene di sprecare un’altra pagina di fumetto per l’ennesimo spiegone inutile, tanto che lo stesso Joceling la manda a fanculo e le dice di tagliare. Anche tu avresti voglia di bestemmiarle addosso, ma poi ti ricordi che solo poche pagine prima ti ha mostrato le zinne e chiudi un occhio. Ops…

La missione è semplice: scendere sul pianeta nemico, distruggere l’arma con cui è stata quasi spazzata via l’umanità anni prima (e che gli alieni si sono scordati di spostare, ‘sti fessi) e, se ne capita l’occasione, spaccare culi. Unico problema una radiazione a bassa frequenza che causa acidità di stomaco, diarrea e visioni di Gigi d’Alessio, non necessariamente in quest’ordine. Insomma, una robaccia letale per la biologia umana. Per fortuna Tettegrosse e i suoi amici dottori hanno già sintetizzato una cura sotto forma di clisterone da somministrare ogni 48 ore.

Finito lo spiegone l’azione si sposta sul pianeta, dove la fanteria terrestre è intenta ad avanzare nel mezzo del silenzio più assoluto. Ed è proprio qui che la stronza di turno dice le ultime parole famose mentre controlla Facebook sul suo iPad:

“Se una cosa non compare su questo schermo, allora non esiste!”

I suoi commilitoni non fanno nemmeno in tempo a toccarsi i maroni che subito dal nulla appaiono decine di alieni. Per la gioia del lettore (e del resto del plotone) la stronzetta ci lascia le penne per prima. Sullo sfondo un soldato stappa una birra gridando “ben ti sta, zoccola”. Poi anche lui viene ridotto a brandelli, come è giusto che sia.

La situazione sembra volgere al peggio quando, dopo un quarto d’ora abbondante di massacro, arrivano i nostri amati (see, vabbé) protagonisti. Non li vediamo in volto, ma dai nomignoli che si sono dati ne intuiamo subito l’identità, ed è qui che ci accorgiamo che ne manca uno (in verità due, ma qualche pagina più avanti scopriremo che l’altro assenteista è solo rimasto bloccato al casello autostradale perché gli era scaduta la Viacard). Non che sia sta gran sorpresa, comunque. È da praticamente un anno che sappiamo che gli orfani del futuro-futuro sono cinque, mentre gli orfani del futuro-passato sono sette.

Dicevamo: gli alieni stanno riducendo le forze terrestri a porzioni di sushi. Ecco quindi intervenire i nostri Power Rangers che, come nella migliore tradizione Saban, prima d’intervenire se ne escono con il loro motto:

CSI-Orfani

Il primo a entrare in azione è il Red Ranger che, sotto il chiaro effetto di psicofarmaci, decide di attaccare da solo un alieno alto cinque metri. E qui parte una scena di puro WTF. Invece di starsene a distanza di sicurezza e scaricare addosso all’alieno l’intero caricatore del suo fucile, il Red Ranger pensa bene di corrergli incontro, con tanto di balzo da “last action hero”. Ovviamente in cambio si becca un bello schiaffone da mezza tonnellata che lo scaraventa a terra e gli fa cadere il fucile. Ma ecco il colpo di genio: il Red Ranger estrae il suo Miracle Blade serie 3 Perfetta e dopo aver schivato un altro colpo del boss di fine livello lo colpisce alla pancia e gli fa un bel taglio cesareo. Dopotutto se la carta batte il sasso, perché non dovrei accettare che il coltello batte il fucile d’assalto?

Ed è così che dopo un’altra decina di pagine di PATAPIM e PATAPUM i nostri baldi eroi portano a casa la vittoria. Sullo sfondo vediamo alcuni soldati avvicinarsi. Mi aspetto che riversino sui nostri Power Rangers una caterba d’insulti per aver aspettato un quarto d’ora e decine di vittime prima d’intervenire, ma invece li ringraziano! Ho deciso, da adesso in poi io tengo per gli alieni…

FINE DEL PRIMO NUMERO

Ok, torniamo seri; o almeno proviamoci.

Partiamo da ciò che mi ha convinto. Innanzitutto i disegni e ancor più i colori. Seppur con alcuni bassi (il design dei mech, IMO troppo sproporzionato per poter risultare verosimile, ma il sottoscritto odia i mech in generale, quindi sono di parte) e alcune perplessità (le lucine nella parte superiore dei caschi, veri inviti a nozze per i nemici, soprattutto nel caso dell’Eremita) per 93 pagine l’asticella della qualità si mantiene su livelli sempre molto alti (pagine 43 e 86 su tutte). Almeno su questo punto Recchioni e Mammucari non mentivano: una serie come Orfani sarebbe stata inconcepibile in bianco e nero.

Purtroppo però dietro a questi ottimi disegni c’è una storia, e ancor più una sceneggiatura, ed è qui che Orfani crolla miseramente. Occorre però sottolineare un punto.

Che Orfani raccogliesse a piene mani un sacco di materiale proveniente da libri, fumetti, film e videogiochi del passato più o meno recente era cosa nota da tempo. Non è quindi possibile annoverare tra i difetti di questo primo numero una scarsa inventiva o la sovrabbondanza di citazioni (in verità nemmeno troppe) ed evocazioni (tantissime): sono tutte caratteristiche volute. Semmai potremmo imputare qualche colpa all’operazione di marketing degli ultimi mesi, così pressante da aver tolto qualsiasi effetto sorpresa.

Discorso diverso riguarda invece la sceneggiatura vera e propria. Se da una parte la lettura procede spedita e senza particolari intoppi, dall’altra ci si trova in più di un’occasione di fronte a scene prive di alcun senso logico (il salvataggio di Cicciopasticcio, la liberazione dell’orso radiocomandato, l’alieno ucciso con il coltellino svizzero) e a dialoghi “teribbili”, densi di frasi fatte che sembrano uscite dai peggiori film della Asylum. Questo succede soprattutto nella prima metà dell’albo (la peggiore a giudizio del sottoscritto) e, ancor più nello specifico, con il personaggio della professoressa Juric, a cui sono state affidate tutte le battute peggiori. Molto meglio la seconda metà, dove gli scambi verbali si fanno più asciutti e in linea con l’azione mostrata. Prima, ad esempio, ho ironizzato sul motto (se così lo vogliamo definire) degli Orfani, ma in verità quel passaggio mi è piaciuto.

Insomma, e qui chiudiamo, merita o no Orfani?

Mettiamola così: il mio consiglio è “compratelo e fatevi la vostra idea”. Se siete sfortunati avrete buttato via 4,50€. Se siete fortunati vi piacerà. Se siete molto fortunati tra una ventina d’anni lo rivendete e vi pagate un fine settimana a Gatteo a Mare con la morosa.

Tuttavia, se dovessi basarmi esclusivamente su questo primo numero, la mia risposta sarebbe molto secca: no, Orfani non merita. Della rivoluzione promessa per ora c’è ben poco, al di là della strepitosa resa visiva. Certo, si può sempre obiettare che in fondo questo è solo il numero 1 e non si può certo giudicare un’intera opera dalle prime pagine. Verissimo, ma lo è altrettanto che proprio le prime pagine (o i primi minuti) dovrebbero essere quelle che, oltre a stipulare il famoso patto con il lettore, ti portano a dire “ehi, non avevo mai letto una cosa del genere, vediamo come va avanti”. Invece, per ora, Orfani è solo un’opera metareferenziale, piena di link e rimandi a opere create da altri, e questo è quanto di più lontano dal concetto di “rivoluzione” possa esistere. Sì, c’è ancora parecchio tempo perché la creatura di Recchioni e Mammucari possa acquisire una voce propria, ma quel momento non è ora.

Perché occorre essere onesti: se Orfani fosse stato un prodotto straniero scritto e disegnato da degli sconosciuti, probabilmente si sarebbe beccato una marea di giudizi negativi. Ma, appunto, siamo in Italia, il paese ai cui abitanti piace ripetere di avere la costituzione più bella del mondo, quando semmai è vero l’esatto contrario. E questa tendenza “patriottica” si riversa poi sul nostro modo di giudicare, rendendoci spesso incapaci di ammettere cosa funziona e cosa un po’ meno.

Proprio Recchioni tempo fa scriveva in merito a quel piccolo capolavoro che risponde al nome di The Cabin in the Woods:

Perché a me, che pure ho la colpa di aver scritto una serie come David Murphy: 911, sta cominciando a venire il sospetto che tutta questa consapevolezza, sagacia, intelligenza e voglia di smontare il giocattolo per dimostrare quanto lo amiamo e quanto la sappiamo lunga, alla fine non ci farà bene.
Tra poco, intorno a noi, non resteranno altro che giocattoli decostruiti (che è un altro modo per dire “giocattoli rotti”) e allora, con cosa giocheremo?

Ecco, almeno questa volta sottoscrivo ogni singola parola, virgole incluse.

PS: Nei prossimi numeri scopriremo a quale Power Ranger Orfano è associato ciascun bambino. Qui di seguito propongo il mio pronostico. Se ci azzecco festeggio con un sacchetto formato famiglia di orsetti gommosi.

Red Ranger – Boyscout > Cicciopasticcio – Jonas
(ok, lui non vale, visto che ha già mostrato la sua identità nell’ultima tavola)

Black Ranger – Pistolero >  Oreo – Ringo

Pink Ranger – Mocciosa > Amandaliar – Sam
(e mi gioco un altro sacchetto di orsetti gommosi che finisce a letto con Ringo)

Blue Ranger – Eremita > Palladilardo – Felix

Yellow Ranger – Angelo > Jekician – Rey

Green Ranger – ??? > Barelylegal – Juno
(ovvero la seconda ragazzina destinata a non entrare nella squadra ufficiale; per lei mi aspetto un ruolo simile a quello di Carmen Ibanez o Carl Jenkins nel film di Starship Troopers)

White Ranger – ??? > Sotuttoio – Hector
(non abbiamo assistito alla sua morte e il fatto che lo stesso Recchioni nel suo ultimo post spoileri senza ritegno tale scena, quasi a voler distrarre l’attenzione dei lettori, m’insospettisce; d’altro canto gli stessi Joceling e Tettegrosse sembrano dare per certa la morte del ragazzo, quindi è probabile che tutte queste alla fine si rivelino solo delle gran seghe mentali)



1 Anche se sarebbe più corretto dire che per me la forma equivale (o quantomeno dovrebbe equivalere) al contenuto. [↑]

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3 thoughts on “Orfani #1 (ovvero di mocciosi, grosse tette e lucine sui caschi)

  1. A parte Alien, tutti gli altri li escluderei, in quanto a loro volto opere derivate, a meno d’intenderle come “evocazioni”. Le citazioni esplicite riguardano invece: Terminator 2 + Akira per la scena iniziale, The New Mutants per quella dell’orso e Alien, appunto. Poi ce ne sarebbe un’altra, come ha sottolineato lo stesso Recchioni sul suo blog (http://prontoallaresa.blogspot.it/2013/10/orfani-1-contenuti-speciali-attenzione.html), ma a mio avviso è una citazione concepita male e come tale pressoché impossibile da cogliere. Si tratta del colonnello Takeshi Nakamura (Joseling), il quale sarebbe una citazione del preside Kitano di “Battle Royale” (il film), interpretato da Takeshi Kitano. Tre sono i problemi di questa citazione:

    1) La tute di Nakamura e Kitano sono completamente diverse (arancione con una banda bianca sui fianchi la prima, bianca e nera la seconda).
    2) Nella stessa pagina si vede un pilota indossare la stessa tuta arancione, il che fa pensare più a una divisa che a un elemento distintivo di Nakamura.
    3) TakEshi Nakamura assomiglia tantissimo a TakAshi Nakamura, che fu uno dei direttori d’animazione di Akira, tanto che io ero convintissimo che fosse quella la citazione, non certo “Battle Royale” (poi, vabbè, io ritengo il film una porcata colossale, e anche quello non aiuta).

    Comunque ripeto: il problema di questo primo volume non sono le citazioni o le evocazioni. Personalmente le ho apprezzate e mi diverto sempre a cercarle. Il problema è proprio la sceneggiatura ad minchiam in più punti.

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  2. Pingback: Orfani #2 (ovvero di cliché, WTF, limonate e statue di Peppa Pig) | Old Gamer's War

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